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MEDIO ORIENTE/ Corm: Europa e Usa minacciano la democrazia araba

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Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa)  Proteste in Egitto, durante la rivoluzione (Ansa)

Personalmente ritengo che i gruppi sociali poveri ed emarginati, che ovunque sono stati la componente principale dei movimenti rivoluzionari, siano motivati quasi esclusivamente da ragioni socio-economiche. Anche se condividono l’aspirazione alla libertà e alla fine dell’autocrazia della classe media, il loro scopo principale è ottenere un miglioramento sostanziale del loro livello di vita grazie a maggiori opportunità di impiego e a più servizi sociali ed educativi offerti dallo Stato.

Lo sviluppo economico e una maggiore eguaglianza nella distribuzione delle risorse sono cruciali per la stabilità dei paesi arabi. Ma tutto questo è possibile senza l’aiuto degli altri paesi non arabi? E come si può far sì che questo aiuto non li condizioni politicamente?

Credo che si debba sviluppare un nuovo paradigma economico per il futuro dei paesi arabi. Gli aiuti e le rimesse degli emigranti hanno continuato a fluire in gran quantità durante gli ultimi cinquant’anni, senza riuscire a creare nel mondo arabo economie diversificate e dinamiche. Queste economie hanno espresso pochissime attività produttive in grado di competere sui mercati globalizzati.

Ma come si spiega una così ampia sperequazione nella ricchezza?

La distribuzione della ricchezza è estremamente ineguale tra i Paesi arabi, così come al loro interno, perché le loro economie, sia quelle basate sul petrolio che le altre, sono economie fondate sulla rendita, che scoraggiano le attività produttive e arricchiscono senza alcuno sforzo una clientela di ricchissimi affaristi legati ai governanti arabi, a prescindere dal loro sistema politico (monarchia o repubblica).

Uno dei problemi che devono essere affrontati è come evitare un conflitto nascente tra la classe media, che è stata protagonista delle rivolte, e le classi più basse e più povere. Qual è la sua opinione in proposito?

Sì, questo sta diventando un aspetto piuttosto difficile. Tuttavia, lo stesso ceto medio non è un gruppo omogeneo, ma è composto da un gruppo ad alto reddito legato all’economia globale, da un gruppo a reddito medio e da una classe media piuttosto povera. In futuro si potrebbe assistere a un’alleanza tra gli strati inferiori del ceto medio (funzionari pubblici, operai di aziende pubbliche, operai sottopagati del settore privato) a sostegno degli scioperi e delle rivendicazioni salariali dei sindacati.

Le masse che giungono in Europa per fuggire dal caos e dalle cattive condizioni economiche stanno diventando un grosso problema. D’altra parte un ritorno dall’estero delle eccellenze potrebbe rilanciare le economie dei paesi arabi. Come si può gestire questa situazione? “Scambiando” i lavoratori più specializzati (di ritorno nei paesi arabi) con manodopera a basso costo (verso l’Europa)?


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