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AFGHANISTAN/ Micalessin: gli errori di una guerra col "cronometro" in mano

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A Bakwa si può dire che ci sia un rapporto quasi organico tra civili e insorti. Se da una parte le nostre truppe cercano di sviluppare e migliorare le condizioni di vita della popolazione per portarla dalla nostra parte, dall'altra gli insorti continuano a ricattare e minacciare la gente per tenerli dalla propria. Si tratta di un gioco sottile che va combattuto con una presenza capillare delle nostre truppe sul territorio, all'interno dei villaggi. E soprattutto rendendo l'esercito e la polizia afgani in grado di esercitare veramente il controllo del territorio. Fino a quando questo non succederà, gli insorti potranno continuare a ricattare la popolazione civile. Va poi tenuto conto che questa zona è ancora legata a un sistema tribale di clan, che sono divisi e in lotta fra di loro.


In seguito all'attentato, l'opposizione ha fatto due richieste precise al Governo: sapere quale sia esattamente la strategia del nostro esercito in Afghanistan e quali tempi di permanenza si prevedono.


Non esiste una strategia italiana in Afghanistan, l'unica strategia esistente è quella della Nato a cui il nostro esercito ovviamente si adegua. E questa strategia ultimamente ha adottato un linguaggio a mio avviso sbagliato, essendo poi la strategia della Nato la strategia degli americani. Intendo l'annuncio fatto da Obama di un ritiro graduale dall'Afghanistan delle truppe americane. Tenendo conto che gli americani presenti sono 90mila e le truppe di tutte le altre nazioni insieme arrivano a 35mila unità, l'abbandono degli americani entro il 2014 significa che della strategia Nato rimarrà ben poco, così come rimarrà ben poco di quello che abbiamo fatto fino ad oggi.



Come possiamo leggere l'annuncio di Obama? Che la guerra è ormai inutile oppure che si è vicini alla vittoria?



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