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AFGHANISTAN/ Micalessin: gli errori di una guerra col "cronometro" in mano

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Il ritiro americano annunciato da Obama è soltanto funzionale ai suoi interessi personali di politica interna. Dopo l'uccisone di bin Laden gli americani ritengono la guerra in Afghanistan inutile. Obama poi è stato spesso accusato di aver seguito una politica guerrafondaia in Afghanistan, ragion per cui in vista delle prossime elezioni ha bisogno di recuperare i voti della sinistra democratica che lo ha abbandonato. E' un punto di vista miope che dice che per dichiarare vinta una guerra basti uscirne. E' una guerra cominciata ben prima dell'11 settembre, e la decisione di Obama è una decisione disastrosa che innescherà un ritiro a catena. Dopo gli americani, faranno lo stesso gli inglesi, poi i francesi e infine anche noi. Non sarà una vittoria ma solo rimandare fra dieci, quindici anni un nuovo intervento militare in Afghanistan.


Quale sarebbe allora la strategia giusta da perseguire?

 

La strategia giusta è quella messa a punto fra il 2008 e il 2009, quella che parla di una presenza sul territorio fino a quando l'esercito afgano sarà in grado di difendersi da solo. Con una polizia capace di mantenere il controllo nei centri urbani. Si tratta di tempi lunghi, almeno altri dieci anni. Questa strategia cominciava a dare dei frutti, se non la si persegue sarà tutto perduto. Le guerre non si fanno con il cronometro in mano.

 

Cosa ha significato per i talebani l'uccisione di bin Laden?

 

Ben poco. I talebani non centrano nulla con Al Qaeda, i rapporti fra le due realtà erano già tesi sin da subito dopo l'11 settembre 2001. Considerare i talebani una filiazione di Al Qaeda è sbagliato. I talebani sono una forza locale, interna all'Afghanistan, manovrata dal Pakistan per mantenere il controllo della regione. In Afghanistan, il vero pericolo e il vero terrore sono i talebani, non Al Qaeda.

 

(Paolo Vites)

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