BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TAGLI/ Missioni all’estero, il prezzo (caro) di "sopravvivere" senza un perché

Pubblicazione:venerdì 8 luglio 2011

Soldati italiani in Afghanistan (Ansa) Soldati italiani in Afghanistan (Ansa)

Le tre missioni più ingenti in termini sia di personale impiegato che di costo sono rispettivamente quelle in Afghanistan (4.200 militari e 380,7 milioni di euro già spesi nel primo semestre del corrente  anno); nel Libano (1.780 militari, 102,2 milioni stanziati per il corrente anno); in Bosnia (650 militari, 35,7 milioni di euro). Poi c’è la guerra contro la Libia di Gheddafi, classificata anch’essa come missione militare di pacificazione all’estero anche se non è tale da nessun punto di vista. Per questa “missione”, che implica 7 basi aeree, 12 caccia-bombardieri e 4 navi,  sono già stati stanziati 150 milioni di euro.

In particolare la missione in Afghanistan costa una valanga di soldi, a causa di quel che si deve spendere per rifornire di ogni cosa l’equivalente di una brigata in linea a migliaia di chilometri dall’Italia. Non ci soffermiamo sul caso dei bombardamenti in Libia poiché sull’insipienza sia politica che militare di questa iniziativa abbiamo già ampiamente parlato ne Ilussidiario.net in più occasioni. Su forzature recentissime al riguardo da parte di cosiddette “alte cariche dello Stato” non facciamo commenti per carità di patria. Però non ci devono venire a dire che continuare a partecipare a questi bombardamenti è “una questione di serietà dell’Italia nei confronti del mondo” perché per esempio c’è un Paese serissimo, la Germania, membro importante della Nato e anche principale membro dell’Unione Europea, che si è da subito rifiutato di partecipare all’attacco alla Libia. E nessuno ci trova niente da dire né di qua né di là dall’Atlantico.

In quanto poi all’Afghanistan siamo andati a farci carico per quanto potevamo (poco in valore assoluto ma troppo in valore relativo) del difficile dopoguerra di una guerra strategicamente sbagliata, alla quale peraltro non avevamo partecipato; e senza ci venisse riconosciuta la minima voce in capitolo al livello politico della questione. A noi sembra che sia una buona regola quella di non andare a infilarsi nel dopoguerra di guerre volute da altri. Se però proprio ci si voleva andare almeno si sarebbe dovuto pretendere un ruolo anche a livello politico, tra l’altro a maggior garanzia dei nostri militari sul campo.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >