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LA STORIA/ Nel dramma di Marcellina e di suo figlio, il futuro del Sud Sudan

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Il lavoro dei cooperanti Avsi in Sud Sudan  Il lavoro dei cooperanti Avsi in Sud Sudan

La donna riesce a partorire e l’emorragia viene fermata. Il bambino è vivo e sta bene. Rifletto, su quante donne attorno alle montagne di Isohe, non sono cosi fortunate come Marcellina. Lei ha potuto raggiungere l’ospedale e non ha avuto bisogno di interventi chirurgici. Se avesse necessitato un taglio cesareo, avremmo provato a trasferirla in Uganda a cinque ore di fuoristrada. Per questo AVSI sta lavorando affinchè il St. Theresa Hospital possa aprire una sala operatoria al più presto.
A qualche decina di Km da Isohe, stiamo anche costruendo due centri sanitari periferici. Inoltre offriamo corsi per ostetriche e operatori sanitari in ogni villaggio in modo da fornire alla popolazione locale un luogo più sicuro dove partorire e dove ricevere il trattamento per le malattie più semplici: malaria, tifo e diarrea.
Nello stato dell’Eastern Equatoria, secondo dati di UNHCR, solo un bambino su tre è iscritto a scuola e tra costoro più del 60% sono maschi. Per affrontare l’emergenza educativa stiamo costruendo e ristrutturando quattro scuole e più di cinquecento bambini , grazie al sostegno a distanza di AVSI, possono andare  a scuola.
Il Sud Sudan a causa della diaspora causata dalla lunghissima guerra, soffre anche di una grave mancanza di risorse umane. Ecco perché a Juba abbiamo deciso di lavorare con la St. Mary’s University, per la creazione di un corso universitario di scienze dell’educazione primaria, uno di scienze riabilitative e uno per assistenti sociali. In modo da poter contribuire ad aumentare il numero di insegnanti qualificati la cui presenza – da queste parti - e’ di uno ogni 108 bambini. L’università la stiamo sostenendo anche con l’aiuto della campagna Tende.


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