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IL CASO/ 1. Così l'imperialismo cinese sta ammazzando l'Africa

Pubblicazione:venerdì 12 agosto 2011

Kabila e Zemin (Foto: ANSA) Kabila e Zemin (Foto: ANSA)

Dopo aver lavorato per qualche anno in Sierra Leone, mi sono ora trasferito a Maputo, capitale del Mozambico, uno dei Paesi più poveri del mondo e osservo anche qui l'impressionante avanzata della silenziosa, inspiegabilmente incontestata e inconstrastata invasione cinese dell’Africa. Posso testimoniare che le dinamiche cinesi sono le stesse, se non peggiori, rispetto a quelle osservate nell’Africa dell’ovest: commercio di prodotti di bassissima qualità senza nessun controllo su tossicità e norme di sicurezza, tra cui i soliti medicinali inefficaci, corruzione dilagante e solito baratto tra costruzione di imponenti infrastrutture, quali aeroporti, sedi ministeriali, scuole, ospedali, strade e ponti, in cambio di concessioni di terreni, foreste e sfruttamento delle ingenti risorse minerarie disponibili... Così ci si trova con il nuovo aeroporto della capitale che dopo soli due mesi ha problemi di tenuta della corrente, acqua che filtra dal tetto e macchine emettitirici che non funzionano più, oppure con i sedili dello stadio olimpico in frantumi il giorno stesso dell’inaugurazione solo per aver ospitato persone di taglia maggiore rispetto allo standard cinese. E l’elenco potrebbe continuare.

Ma c’è un fenomeno in Mozambico che in Sierra Leone era poco conosciuto, non perché assente, ma per la pochezza di mezzi e capacità della stampa libera di quel Paese: mi riferisco al taglio abusivo e all’esportazione di legname in quantità pazzesche. Una deforestazione illegale e selvaggia che giornali come Savana - settimanale vicino all’opposizione - ma anche Domingo - che appartiene alla stessa casa editrice del filo governativo Noticias - denunciano da tempo dimostrando qualità investigative e, soprattutto, coraggio. Infatti, dietro questo scempio economico ed ambientale ci sono sì imprese di capitale privato e pubblico cinese, ma anche imprese di capitale misto cinese-mozambicano dietro alle quali, come denunciano i giornali, si celerebbero importanti e potenti azionisti locali. I media raccontano della paura di polizia e magistrati nell’approfondire le investigazioni.

Non sarebbe tanto e solo la corruzione, infatti, il motivo per cui per esempio negli ultimi mesi almeno 600 container stracolmi di legname di primissima qualità siano stati caricati senza nessun controllo in tre navi in partenza per la Cina e bloccati solo qualche ora prima di salpare, ma anche interessi economici diretti da parte di membri dell’establishment mozambicano. Pare, inoltre, che il blocco della merce sia avvenuto solo a causa di ispezioni vendicative dovute a litigi sulla spartizione del denaro versato per “facilitare” il passaggio in dogana senza controlli: circa 15.000 euro secondo il Savana.


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