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EUTANASIA/ Medico in Francia dà farmaco al curaro a quattro pazienti terminali. L’esperto: è omicidio, va processato

Pubblicazione:sabato 13 agosto 2011

Immagine d'archivio (Ansa) Immagine d'archivio (Ansa)

Inoltre non è detto che chi scelga la strada dell’eutanasia sia veramente un benefattore, perché potrebbe trattarsi, per esempio,  di un familiare che con questa scusa intende arrivare prima all’eredità. Chi ce lo dice che quest’uomo ha agito completamente in buona fede? Non è ammissibile lasciare all’uomo la scelta della morte: l’uomo può aiutare a morire, (per esempio evitando l'accanimento terapeutico), ma è una cosa completamente differente».

Cosa pensa invece della raccolta firme per sostenere la sua causa? «Sarà stato anche un ottimo medico, ma ha preso un abbaglio. Per mancanza del dolo, quest’uomo potrebbe anche essere assolto perché si arriverebbe alla conclusione che ha agito in totale buona fede. Però, in linea di principio, nessuno è autorizzato a togliere la vita a un’altra persona, quindi deve essere processato e aspettare la decisione del giudice. Mi chiedo solo come mai il medico non abbia optato per una terapia antidolorifica, il che può significare che nella sua mente agiva in buona fede, ma non possiamo saperlo, quindi si tratta di omicidio. Poi potrà naturalmente convincere i giudici, perché per essere condannato deve essere appurata la mala fede del gesto, però non so come questa si possa definire una buona azione, anche se determinata da una buona intenzione».

Quindi basterebbe solo la buona intenzione per essere assolti? «In questi casi la persona che compie il gesto è convinta di non commettere nessun omicidio, ma solo di interrompere le sofferenze di un paziente. Nel diritto penale c’è appunto il dolo, cioè la consapevolezza di quello che si fa. In questo caso può anche esserci la buona intenzione, ma è il metodo ad essere sbagliato. L’eutanasia è sempre un omicidio, e di conseguenza va punita. Il giudice dovrà ora capire quale volontà criminale c’era dietro il suo gesto, anche se sono dell’opinione che su questo argomento nessuno può essere giudice».  

 

(Claudio Perlini)



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