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KENYA/ Francesco (Avsi): quelle 300 mila persone che non si riescono a dimenticare

Pubblicazione:martedì 16 agosto 2011

Avsi racconta il Kenya (Foto Ansa) Avsi racconta il Kenya (Foto Ansa)

Il convoglio delle 8 è pronto. Siamo tutti alla stazione della polizia. L’aria condizionata non funziona, i finestrini sono abbassati. Ci sono troppi fuoristrada stamattina. Sono le 8 e 5, nessuno si muove. Dopo un po’ siamo investiti da un nuvola di polvere: ci rendiamo conto che il convoglio è finalmente partito.

Ci saranno 30 veicoli questa mattina che vanno verso Ifo e Dagahaley, i due campi profughi che, nati nel 1991 dopo la crisi del governo somalo di Siad Barre, insieme ad Hagadera dovevano ospitare un massimo di 90,000 persone. A gennaio 2011 la popolazione dei campi contava giá quasi 300,000 persone. I numeri. Grandi, fieri, tanti  e che difficilmene riesci a dimenticare. Fino a qualche tempo fa se alle 7:55 del mattino non eri alla stazione di polizia, Tango One, in gergo VHF, perdevi la scorta e dovevi aspettare le 9 per poter iniziare il tuo lavoro. In questi giorni si arriva tranquillamente alle 8.10 e ci sono ancora veicoli che si incolonnano per recarsi nei campi. Senza scorta non ci si muove.

Eccoli di nuovo i numeri. Di nuovo, ci aiutano a prendercela comoda al mattino.

Oggi andiamo a fare un visita in campo. Vogliamo incontrare i nuovi arrivi, le nuove persone . I profughi. Vogliamo conoscerli meglio ed ascoltare quello che hanno da raccontare. Vogliamo provare a dar loro delle risposte concrete, forse non immediate, ma che possano essere in linea con le loro aspettative. Non vogliamo farli sentire solo dei numeri.

Sono ormai 4 settimane che il flusso di rifugiati è in crescita costante. Ieri ho studiato le statistiche: ci sono tra i 5,000 ed i 6,000 somali che ogni settimana scappano dalla Somalia e cercano assistenza umanitaria qui in Kenya. Un flusso di migranti, soprattutto donne e bambini che vogliono provare a rifarsi una vita in un paese nuovo, dove sanno che riceveranno aiuto ed assistenza.

Il centro di registrazione del campo di Ifo è costituito da tre tende. Ci sono centinaia di persone, sono tutti allineati alla perfezione, mi ricordo quando facevo la fila agli sportelli del bancomat in Belgio. A Bruxelles pioveva, avevamo cappotti ed ombrelli, a Dadaab si sta in fila sotto il sole rovente. Per fortuna questa è la stagione delle piccole piogge (non ha ancora fatto una goccia) e per lo meno c’è vento.

 

 


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