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KENYA/ Francesco (Avsi): quelle 300 mila persone che non si riescono a dimenticare

FRANCESCO CALCAGNO, cooperante Avsi, ci parla di Ifo e Dagahaley, i due campi profughi in Kenya che dovevano ospitare 90 mila persone, ma che oggi ne accolgono circa 300 mila

Avsi racconta il Kenya (Foto Ansa) Avsi racconta il Kenya (Foto Ansa)

Il convoglio delle 8 è pronto. Siamo tutti alla stazione della polizia. L’aria condizionata non funziona, i finestrini sono abbassati. Ci sono troppi fuoristrada stamattina. Sono le 8 e 5, nessuno si muove. Dopo un po’ siamo investiti da un nuvola di polvere: ci rendiamo conto che il convoglio è finalmente partito.

Ci saranno 30 veicoli questa mattina che vanno verso Ifo e Dagahaley, i due campi profughi che, nati nel 1991 dopo la crisi del governo somalo di Siad Barre, insieme ad Hagadera dovevano ospitare un massimo di 90,000 persone. A gennaio 2011 la popolazione dei campi contava giá quasi 300,000 persone. I numeri. Grandi, fieri, tanti  e che difficilmene riesci a dimenticare. Fino a qualche tempo fa se alle 7:55 del mattino non eri alla stazione di polizia, Tango One, in gergo VHF, perdevi la scorta e dovevi aspettare le 9 per poter iniziare il tuo lavoro. In questi giorni si arriva tranquillamente alle 8.10 e ci sono ancora veicoli che si incolonnano per recarsi nei campi. Senza scorta non ci si muove.

Eccoli di nuovo i numeri. Di nuovo, ci aiutano a prendercela comoda al mattino.

Oggi andiamo a fare un visita in campo. Vogliamo incontrare i nuovi arrivi, le nuove persone . I profughi. Vogliamo conoscerli meglio ed ascoltare quello che hanno da raccontare. Vogliamo provare a dar loro delle risposte concrete, forse non immediate, ma che possano essere in linea con le loro aspettative. Non vogliamo farli sentire solo dei numeri.

Sono ormai 4 settimane che il flusso di rifugiati è in crescita costante. Ieri ho studiato le statistiche: ci sono tra i 5,000 ed i 6,000 somali che ogni settimana scappano dalla Somalia e cercano assistenza umanitaria qui in Kenya. Un flusso di migranti, soprattutto donne e bambini che vogliono provare a rifarsi una vita in un paese nuovo, dove sanno che riceveranno aiuto ed assistenza.

Il centro di registrazione del campo di Ifo è costituito da tre tende. Ci sono centinaia di persone, sono tutti allineati alla perfezione, mi ricordo quando facevo la fila agli sportelli del bancomat in Belgio. A Bruxelles pioveva, avevamo cappotti ed ombrelli, a Dadaab si sta in fila sotto il sole rovente. Per fortuna questa è la stagione delle piccole piogge (non ha ancora fatto una goccia) e per lo meno c’è vento.