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DIARIO HAITI/ Fiammetta: il terremoto? Un segno che non vogliamo cancellare

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Non appena la situazione ha mostrato un seppur minimo miglioramento, l’interrogativo del futuro si è fatto pressante. Il terremoto ha distrutto in alcuni casi proprio tutto, ma soprattutto ha annientato in molte persone la capacità di credere nel futuro, di fare progetti. Si è ricominciato a pensare al domani con uno sguardo soprattutto ai propri figli, ai bambini. I minori, così spesso vittima di gravi negligenze, sono stati in molti casi il motore che ha obbligato gli adulti a guardare di nuovo al futuro, a pensare di nuovo al domani. Per i propri figli.

Per questo le attività di Avsi in risposta alla catastrofe si sono in gran parte concentrate sulla risposta alle necessità dei minori: la comunità ci chiedeva questo, manifestava questa grande preoccupazione per i propri piccoli e Avsi ha voluto dare un segno concreto di condivisione e di speranza accompagnandoli nel costruire una risposta a questo tipo di problematiche.

Per mesi abbiamo lavorato sull’identifciazione e sulla presa in carico dei minori vittime del terremoto, con le vulnerabilità piu gravi, prima di cominciare a indirizzare in questo senso anche le opere di costruzione (o “ricostruzione”). Nel corso di questo lavoro, alle vittime della catastrofe si sono via via aggiunti nuovi beneficiari: famiglie provenienti dalla provincia, giunte in città seguendo quel flusso migratorio che ormai da lunghi decenni caratterizza Haiti come molti altri Paesi in via di sviluppo: la gente dalle campagne si riversa inesorabilmente in città, in fuga da una povertà atavica, attratta dal miraggio di una vita migliore, sfuggendo alle categorie delle strategie di intervento costruite a tavolino che considerano troppo poco l’imponderabile fattore umano.

Così, mentre tanta parte dei nostri sforzi internazionali si concentrava sui terremotati e sulla decentralizzazione, tanti haitiani hanno continuato ad affluire verso la capitale, in particolare verso i quartieri piu poveri dove Avsi lavora, ingrossando le fila dei senza tetto e delle persone bisognose di sostegno.