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OLANDA/ Nessun obbligo di integrazione ai turchi. Olivetti: una scelta che lascia perplessi

Pubblicazione:mercoledì 17 agosto 2011

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L’impressione di Olivetti rimane improntata allo scetticismo: «Mi sembra che il giudice olandese abbia adottato un approccio “attivistico” nell’interpretazione di queste norme. Del resto, in Olanda, non c’è il controllo di costituzionalità delle leggi varate dal Parlamento, ma sussiste la possibilità di dichiararle contrarie ai trattati internazionali. Ipotizzo che per questa ragione il giudice abbia deciso di avvalersi di un simile strumento giuridico per dichiarare la legge vigente illegittima».
Nessun dubbio, invece, sulla comunanza di lingua: «credo che sia ormai uno dei pochi elementi che vada richiesto alle persone che vanno a vivere in uno stato diverso da quello in cui sono nate. Questo, del resto, è l’orientamento di una parte sempre maggiore delle forze politiche europee». Che non penalizza in alcun modo le minoranze linguistiche. «Queste, in Europa“ spiega “ sono riconosciute e difese. Diverso, tuttavia, è l’atteggiamento nei confronti delle nuove minoranze. L’orientamento generale della cultura giuridica europea tende a sostenere che le norme a tutela delle minoranze linguistiche non siano da applicare alle minoranze di recente immigrazione. Ovviamente nessuno sarà mai obbligato a parlare, in privato, una lingua diversa dalla sua. Ma la conoscenza della lingua del Paese di destinazione è il prerequisito dell’integrazione e mi pare che uno stato abbia il diritto di imporre tale conoscenza a tutti coloro che vogliano diventarne cittadini».



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