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Esteri

IL CASO/ Ivereigh (UK): così Murdoch può ancora "cambiare" il giornalismo...

Rupert Murdoch (Foto Ansa)Rupert Murdoch (Foto Ansa)

Sì certo. Ma le restrizioni alla libertà non sono di per sé una cosa cattiva, tutto dipende dall’uso che si fa della libertà. Il salario minimo viola la libertà dei mercati, ma è una misura per il bene comune, perché i mercati non riescono ad autoregolarsi. Nell’ambito del giornalismo britannico abbiamo l’esempio delle emittenti televisive, che, a differenza della stampa, sono molto regolamentate, pur godendo di libertà di espressione. Come giornalista, sono convinto che se una storia è veramente di interesse pubblico, il giornalista riuscirà a pubblicarla. Al contempo, i giornali non dovranno temere di aver violato la legge.

In un pezzo per la rivista online America ha scritto che si aspettava un contributo decisivo della Chiesa al dibattito. É soddisfatto delle risposte date finora?

La Chiesa non ha ancora detto nulla, perlomeno in via ufficiale. Spero però che i cattolici prendano parte al dibattito che scaturirà dai risultati dell’inchiesta guidata da Lord Leveson. Ad esempio, il diritto canonico contiene già alcuni principi che sono alla base della legge moderna sul reato di calunnia. Credo che i cattolici abbiano molto da dire sul rapporto tra libertà di parola e difesa della reputazione personale. I principi della dottrina sociale della Chiesa sono in questo contesto fondamentali, soprattutto per rispondere alla domanda “qual è lo scopo del giornalismo?”. Una volta che si abbandona l’idea del giornalismo come industria produttrice di prodotti (cioé, storie) possiamo cominciare a parlare di giornalismo come voce della società civile, in grado di indurre Stato e mercato a render conto delle proprie azioni. Il progetto che presiedo, Catholic Voices, prevede di riunire direttori e giornalisti nell’ultima parte di quest’anno per dare un contributo positivo al dibattito nazionale sull’argomento.

Ma alla fine, esiste una qualche eredità positiva di Murdoch?

Non mi piacciono né lui, né i suoi valori, ma non dobbiamo farne un capro espiatorio. Certamente non é peggiore di Paul Dacre, il direttore del Daily Mail, che viola costantemente la privacy delle persone, rovinando la reputazione delle sue vittime, per solleticare gli istinti dei suoi lettori. E fa tutto questo ergendosi a ruolo di “polizia morale” della nazione. Il Daily Mail e il Daily Mirror sono già stati implicati in intercettazioni telefoniche. Credo che quanto più ne sapremo, tanto più ci renderemo conto di quanto le intercettazioni siano un costume diffuso. Per quanto riguarda i meriti di Murdoch, non c’è dubbio che senza News International, il Times avrebbe fatto fatica a sopravvivere. Le perdite registrate dal Times sono infatti compensate dalle altre testate della corporation. Una delle grandi questioni infatti è la dipendenza del giornalismo di qualità dalle corporation. Se il giornalismo deve tornare a essere il mezzo attraverso il quale la società civile influenza Stato e mercato, dovrà essere indipendente, libero sia dal potere politico che da quello economico. Ma chi pagherà? In questo senso, credo che la sfida attuale del giornalismo sia la stessa della società civile - e cioè come diventare così forti da condizionare Stato e mercato, invece che esserne condizionati.

(Arianna Capuani)

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