BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Che fine ha fatto l’unica democrazia del mondo arabo?

Pubblicazione:venerdì 19 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:sabato 20 agosto 2011, 10.57

Foto Ansa Foto Ansa

Ma c’è anche un altro aspetto della questione, per certi versi assai più pericoloso: le forze politiche non riusciranno mai a trovare un accordo su una sola verità verso cui, dall’altro lato, i cittadini libanesi hanno perso interesse. Mentre le rivoluzioni arabe chiedono libertà e democrazia in tutta la regione, è legittimo chiedersi dove sia finito il popolo della Rivoluzione dei Cedri che, precocemente rispetto ai vicini, già nel 2005 era sceso in piazza per rivendicare la sovranità del Libano, la cacciata dei siriani (presenti militarmente nel paese dal 1976) e la verità su chi e perché avesse fatto esplodere la bomba sulla corniche di Beirut che aveva ucciso Rafic Hariri e altre 22 persone.

La Rivoluzione dei Cedri fu senza dubbio una delle espressioni più elevate della democrazia libanese e sembra lontana mille anni dall’immagine odierna del Libano. Se da una parte ci si racconta che la verità sull’attentato del 14 febbraio 2005, qualsiasi essa sia, è troppo rischiosa per l’equilibrio di questo piccolo stato arabo, dall’altra sembra che i libanesi siano soprattutto stanchi di una politica della segretezza che le élites sciite vanno a confezionare a Damasco e quelle sunnite a Riad.

Ma la trasparenza sugli eventi e gli affari della res publica, in una vera democrazia, non è soltanto un diritto dei cittadini, bensì un dovere dei governanti; prima ancora che qualcuno la rivendichi, le autorità hanno l’imperativo etico di rivelarla o almeno, come succede anche nelle migliori democrazie, di offrirne una versione. Nel corso degli ultimi mesi in Libano otto cittadini estoni sono stati rapiti nell’oscurità più nera delle circostanze; quando gli ostaggi sono stati rilasciati, si è saputo che erano finiti in Siria, ma nessuno ha dato conto né delle cause, né dei moventi, né tantomeno dei responsabili del rapimento. Ci sono stati due attentati contro le forze internazionali di Unifil (prima il contingente italiano e poi quello francese), ma i responsabili - a quanto pare - si sono dileguati nel nulla. Poco più di una settimana fa un’autobomba è esplosa (troppo presto rispetto ai programmi e uccidendo solo i due attentatori) in un parcheggio di Verdun, un quartiere sunnita della capitale libanese. Quale fosse l’obiettivo e chi la mente dell’attentato restano tuttora sconosciuti.

Dietro questa catena di eventi c’è un palese tentativo di destabilizzare il Paese dei Cedri, ma il rendiconto su di essa, se mai è stato fatto, è avvenuto a porte chiuse nei palazzi del potere e non certo di fronte ai cittadini. Cosa resta, dunque, di quella che viene ancora comunemente definita l’unica democrazia del mondo arabo (estremamente imperfetta, come tutte le democrazie, ma pur sempre una democrazia)?


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >