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Esteri

IL CASO/ Che fine ha fatto l’unica democrazia del mondo arabo?

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Il problema del Libano è stato spesso identificato nel suo confessionalismo politico, ovvero l’obbligo costituzionale di veder rappresentati tutti i cittadini in parlamento non in quanto cittadini ma in quanto membri di una comunità confessionale. Ma quello che in realtà fa più fa male a questo Paese è piuttosto la sua negata sovranità, sempre agognata ma mai realmente appartenuta ai libanesi: durante il mandato del sunnita Saad Hariri abbiamo assistito alla “saudizzazione” della politica libanese, e poi, con la presa di potere di Hezbollah, alla sua “sirianizzazione”.

C’è solo un modo, assai difficile da realizzarsi, perché questo minuscolo stato arabo, che vanta un passato fenicio e una miracolosa apertura liberale, possa salvarsi: le élites politiche dovrebbero una volta per tutte disancorarsi dalle sue relazioni di patronage politico nella regione. Altrimenti quella che Michael Hudson, un celebre studioso del mondo arabo, aveva definito già molti anni fa una “repubblica precaria” finirà inevitabilmente per esaurire lo scarto tra precarietà e collasso.

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