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SIRIA/ Jean: se cade Assad, per i cristiani sarà un nuovo Iraq

Cristiani in Siria Cristiani in Siria

In primo luogo, la Siria è l’unico alleato dell’Iran in Medio Oriente e l’unico che appoggia gli Hezbollah sciiti, che sono il braccio armato dell’Iran sul Mediterraneo orientale. Ma non bisogna dimenticare che anche in Iraq la maggioranza, il 60% della popolazione, è sciita come Assad. Ed è lo stesso motivo per cui l’Iraq non ha dato il consenso alla permanenza di truppe americane oltre il dicembre 2011: si è trattata infatti di una scelta influenzata dall’Iran.

 

Intende dire che l’Iraq sta cadendo sempre più nell’orbita dell’Iran?

 

Esattamente. L’Iran è prevalentemente persiano, mentre l’Iraq è arabo. Fra persiani e arabi non sempre è corso buon sangue, la questione etnica è superiore a quella religiosa, ma la questione religiosa ha pur sempre una certa importanza soprattutto nel mondo islamico in cui tra religione e politica ci sono stretti collegamenti. Oltre che legami trasversali tra le varie gerarchie religiose.

 

Perché Assad non è ancora riuscito a stabilizzare il Paese?

 

I Fratelli musulmani siriani, che rappresentano i due terzi della popolazione, sono fortemente organizzati. E forse ricevono anche gli aiuti indiretti di Turchia e Israele. Anche se, da una caduta di Assad, Tel Aviv ha più da perdere che da guadagnare.

 

Perché?

 

La Fratellanza musulmana, se il conflitto prosegue, può essere dominata da elementi sempre più radicali, sempre più salafiti, che molto verosimilmente bloccheranno il processo di pace tra Israele e la Siria, sul quale era stata aperta una trattativa. Se infatti i Fratelli musulmani dovessero allearsi a elementi salafiti, soprattutto egiziani, finiranno per rappresentare un pericolo di una nuova guerra contro Israele.

 

(Pietro Vernizzi)

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