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HAMAS ROMPE LA TREGUA/ Pizzaballa (Terra Santa): Israele non pensi alle armi ma a una soluzione politica

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Bombardamenti israeliani nella striscia di Gaza, foto Ansa  Bombardamenti israeliani nella striscia di Gaza, foto Ansa

Lo scorso marzo si era infatti parlato della possibilità, nel corso dell'assemblea generale di settembre al Palazzo di Vetro di riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina: Israele ha minacciato azioni unilaterali contro questa possibilità. "Questo quadro ha portato allo sfociare di nuove tensioni e nuovi attentati" spiega Padre Pizzaballa. Hamas ha smentito la propria responsabilità nell'attentato agli autobus israeliani: "E' assolutamente vero che in territorio palestinesi esistono da tempo cellule impazzite che non riconoscono più neanche l'autorità di Hamas" dice Padre Pizzaballa. "E' altrettanto vero che le dichiarazioni rilasciate da Hamas al proposito non è detto che rispecchino necessariamente la realtà delle cose, sono dichiarazioni fatte appositamente per i media e per l'opinione pubblica". In questo quadro è coinvolto anche l'Egitto che ha richiamato il proprio ambasciatore a Tel Aviv: "Le relazioni tra Egitto e Israele, dopo la fine del regime di Mubarak, non saranno certamente più positive come lo erano sotto il passato regime. Non si arriverà a un taglio dei rapporti diplomatici, ma sicuramente da quando è caduto Mubarak le relazioni fra i due Paesi si sono molto raffreddate. Va tenuto poi conto di un importante motivi economico dietro la tensione tra Egitto e Israele. E cioè che la fornitura di gas dall'Egitto a Israele è diventata ultimamente molto problematica".

Israele ha reagito con il classico bombardamento di rappresaglia. "Sì, la classica reazione occhio per occhio dente per dente. Una reazione che ha come sempre il respiro corto, senza prospettiva. La soluzione deve essere politica, non può essere militare".

Come è attualmente la situazione per i cristiani di Terra Santa? "Purtroppo non ci sono cambiamenti sostanziali. Anzi la situazione è la stessa. si riduce il numero dei cristiani che vivono qui, c'è sempre minor visibilità per loro, ci sono prospettive di lavoro, di vita sempre più a rischio".

 

(a cura di Paolo Vites)



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