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ANTICIPAZIONE/ 1. Ivereigh (UK): sarà la fede del Papa a salvare una Gran Bretagna in pezzi

Papa Benedetto XVI Papa Benedetto XVI

Non è ancora un movimento, ancora meno un flusso di pensiero identificabile; è più un’opportunità, un orizzonte che si apre all’improvviso originato in parte dalla visita papale e in parte da ciò che nel mio discorso a Rimini quest’anno chiamo una crisi del progetto liberale, il riconoscimento che una democrazia efficace e l’economia dipendono dalle virtù e dai valori della cultura più ampia. Questo avviene quando, come sta accadendo ora, abbiamo una serie di crisi di ordine morale nelle nostre maggiori istituzioni sociali - il mercato, lo Stato, il Parlamento, i media e, naturalmente, il tumulto recente - che portano a riconoscere che il rinnovamento deve venire dall’esterno rispetto a questi fattori. Ma da dove? Questa è l’opportunità, il momento particolare che stiamo vivendo, a cui la visita papale - con il suo appello rivolto alla sfera della ragione e della politica ad aprirsi alla saggezza della fede - ha parlato in modo molto diretto e forte.   

Come può l’insegnamento della dottrina sociale cattolica sulla ragione e sul bene comune essere convincente in una società secolarizzata come quella inglese (ma non solo)? Perché?

Andrew Brown, l’editore della eccellente pagina del Guardian “Comment is Free Belief” (“Un commento è un libero credo”), ha scritto un pezzo di recente spiegando perché è ateo e perché, anche se fosse cristiano, non sarebbe mai cattolico. Ma poi dice: “L’insegnamento sociale cattolico e i tentativi di produrre un’economia centrata sulle esigenze degli esseri umani, piuttosto che sui soldi, appare essere l’unica alternativa ponderata al capitalismo sfrenato del mercato - e di certo l’unica che ha la possibilità di un diffuso sostegno popolare”. Come possiamo incrementare questa opportunità? Questa è la domanda chiave. Come si fa a tradurre le intuizioni della dottrina sociale cattolica - e, vorrei aggiungere, l’insegnamento di questo Papa sulla libertà religiosa - in termini che sono (a) comprensibili e (b) pertinenti a questo nuovo orizzonte aperto dal fallimento del progetto liberale? Certo, questo è la sfida del nuovo umanesimo  di cui sto parlando: riusciamo a mettere in correlazione queste cose? Direi che con Catholic Voices, un progetto mediatico cominciato sei mesi prima della visita papale con il compito specifico di imparare a spiegare la posizione della Chiesa in termini concisi, umani e convincenti (il linguaggio di un’intervista in tv di tre minuti), su questa strada abbiamo fatto una buona partenza. Quello che abbiamo imparato non è soltanto un insieme di argomenti e di ragioni, ma anche una mentalità, un atteggiamento di apertura e trasparenza che è il presupposto del linguaggio pubblico. Un altro passo necessario è quello di riunire i cattolici con posizioni comuni. Qualche mese fa, John Allen, il veterano dei giornalisti cattolici Usa, ha scritto un pezzo affascinante in cui lamentava quello che lui ha definito il nuovo tribalismo cattolico - cattolici che si identificano in due campi, “pro-giustizia” vs. “pro-life” - e ha detto che occorrevano “zone di amicizia”, in cui cattolici con punti di vista diversi potessero riunirsi. E ha citato Catholic Voices, insieme ai Focolari e a Salt and Light Television come esempi di questo. Così, elaborare posizioni comuni è un processo ad intra necessario, da cui dipendono la credibilità e il fascino di questo nuovo umanesimo. E può richiedere molto tempo. La terza cosa che deve accadere è la traduzione dei principi della dottrina sociale cattolica in termini e concetti che abbiano una presa universale. Questo succederà, credo, quando i cattolici impareranno meglio a trovare le soluzioni ai problemi e alle contraddizioni dall’interno della loro viva tradizione di dottrina sociale cattolica.

Quale ruolo specifico possono avere i cattolici e la Chiesa cattolica in UK? Questo ruolo si configura in modo diverso dal passato?