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ANTICIPAZIONE/ 1. Ivereigh (UK): sarà la fede del Papa a salvare una Gran Bretagna in pezzi

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Papa Benedetto XVI  Papa Benedetto XVI

Penso che i cattolici inglesi abbiano un vantaggio rispetto ai cattolici in Italia, Francia e Spagna per questa ragione: nessuno ha paura che noi tentiamo di conquistare lo Stato. Siamo una minoranza importante - circa il 10 percento della popolazione; tra uno e due milioni di noi andiamo in chiesa la domenica, più di qualsiasi altro gruppo religioso, compreso anche gli anglicani della maggioranza - ma comunque una minoranza. Tradizionalmente, abbiamo mantenuto un basso profilo, in parte come retaggio di secoli di persecuzione, in parte perché eravamo una chiesa-ghetto identificata con una popolazione immigrata, e in parte a causa della Chiesa esistente. Ma nessuna di queste cose è più importante. Anche se i cattolici continuano ad aumentare di numero grazie all’immigrazione, soprattutto dai paesi in via di sviluppo e dall’Europa orientale, la maggior parte dei cattolici sono nati e educati in Gran Bretagna, sono della classe media e si possono trovare i cattolici in posizioni elevate in tutte le professioni. E a causa della secolarizzazione, la “britannicità” non coincide più con l’anglicanesimo. Infatti siamo sempre più vicini agli anglicani e agli altri cristiani nel difendere la fede da una laicità ostile. Quindi, sì, penso che i cattolici britannici siano pronti a svolgere un ruolo diverso da quello del passato. E sempre di più - e soprattutto dopo la visita papale - credo che siamo inclini a vedere noi stessi come portatori di doni vitali da offrire alla società britannica. Siamo uno dei principali attori della società civile e forse è ora per noi di essere più audaci nel suggerire che, con la dottrina sociale cattolica, abbiamo una risorsa per aiutare a rispondere alle domande di oggi.  

Nel suo famoso discorso alla Westminster Hall, il papa ha “sfatato” il mito moderno che uno stato contemporaneo non possa reggersi su norme incontrovertibili. È d’accordo? Quali sono? dove ogni persona ragionevole può... trovarle?

Quel discorso è stato un punto di riferimento. Come ho detto nel mio discorso al Meeting, il momento più importante è stato prima del suo arrivo. Ero tra il pubblico nella Hall, dove una lapide a San Tommaso Moro ci ricorda che questo è il posto dove fu martirizzato per essersi rifiutato di accettare che il potere temporale potesse usurpare quello spirituale. Stavo seduto e guardavo l’intero establishment politico della Gran Bretagna in paziente attesa per l’arrivo del successore di San Pietro. E ho pensato: il mito della nazione protestante - l’idea che la nazione britannica è nata nella difesa del Protestantesimo - adesso è morto per sempre! È stato davvero un momento straordinario. Il discorso del Papa era magnifico, ma non sono sicuro quanto è stato sentito dai presenti - l’acustica non era buona e il Papa stesso parlava in modo molto pacato. Ma il cuore di quello che ha detto - che la ragione deve aprirsi alla fede, non soltanto per il bene della ragione ma anche per i bene della fede - era chiaro in quello stesso momento per il fatto che la classe politica della Gran Bretagna lo stava ascoltando attentamente. Ha reso onore alla grandezza del Parlamento e della democrazia britannica, e ha ricordato ai presenti che la maggiori conquiste del Parlamento si sono verificate precisamente quando la fede ha contribuito a stimolare il cambiamento; come, notoriamente, il movimento per l’abolizione della tratta degli schiavi. E ha ribadito che l’esclusione della fede dalla sfera pubblica è pericolosa per la democrazia. Aveva in mente, anche se era troppo educato per dirlo, la chiusura della agenzie di adozioni cattoliche nel 2007 e 2008, secondo le leggi contro la discriminazione delle persone omosessuali nella fornitura di beni e servizi. È stato un momento determinante per la Chiesa. Significava che le organizzazioni della società civile ispirate dalla fede, se erano in disaccordo con certe posizioni ideologiche, non potevano più contare sul sostegno pubblico. È stato un momento preoccupante per la Chiesa e per la democrazia britannica, che tradizionalmente ha messo la fede alla pari con le credenze secolari nella sfera pubblica. Dopo, era chiaro che la Chiesa non poteva più contare sullo Stato e doveva organizzarsi e imparare a esprimersi meglio sulla pubblica piazza: è per questo che la visita papale era un argomento contro il secolarismo aggressivo e in favore della fede in dialogo con la ragione. Questo è il cuore della tesi espressa nel discorso a Westminster Hall: l’esclusione della fede dalla sfera pubblica finirebbe per minare le libertà democratiche in nome delle quali proprio la fede è stata esclusa. O, in positivo, la libertà politica si fonda innanzitutto sulla libertà religiosa. È stato un argomento magnificamente svolto in un ambiente estremamente simbolico. Non potrò mai dimenticarlo. 

La tradizione britannica, così attenta alla preoccupazione per la libertà e il benessere del singolo, riesce a far fronte alla spinta del secolarismo nichilistico dei giorni nostri? Con quali conseguenze? Cosa le “manca”?


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