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Esteri

ANTICIPAZIONE/ 1. Ivereigh (UK): sarà la fede del Papa a salvare una Gran Bretagna in pezzi

Papa Benedetto XVIPapa Benedetto XVI

Ecco il punto. Il liberalismo britannico è da tempo capace, in modo collaudato, di gestire e conciliare interessi diversi. Ma il rispetto per l'autonomia, che è la pietra angolare di questa filosofia, non è in grado di rispondere alla sfida molto diversa di questo nuovo tempo, che è essenzialmente culturale: è la cultura da cui la politica, l'economia e la società dipendono che si è dimostrato carente. Il progetto liberale, efficace in così tante soluzioni, ha raggiunto i suoi limiti; non riesce a generare le virtù e i valori necessari per una sana democrazia ed economia. Il mercato, come la crisi del 2008 ha mostrato, non può funzionare da solo. Una continua espansione dello Stato crea più problemi di quelli che si propone di risolvere. Le risorse morali per risolvere questa crisi non possono venire dal mercato e dallo Stato da soli. Il mercato è un meccanismo per riunire acquirenti e venditori, ma non può definire il bene umano; allo stesso modo, la democrazia è un sistema per la risoluzione delle controversie, non un’autosufficiente fonte di moralità. Una società non può funzionare quando si è dedicata principalmente alla coltivazione del desiderio individuale. Il progresso definito come l'espansione infinita di opportunità per l'esercizio dell'autonomia personale, è insufficiente. Il progetto liberale, a quanto risulta, era sempre stato debitore ad alcune virtù socialmente necessarie - la sobrietà, la frugalità, l’autocontrollo - che le ambizioni del progetto - l'espansione di autonomia e la soddisfazione del desiderio - hanno inconsapevolmente minato. La domanda, quindi, è come creare un nuovo tipo di cultura, capace di inculcare valori e virtù, il senso di uno scopo comune, e una concezione condivisa del bene comune. La cultura deve essere esaminata secondo dei criteri etici che non sono creati da lei. Tali criteri devono essere razionali e sistematici così come la scienza economica stessa, devono essere basati su una visione filosofica coerente, in grado di fornire le proprie risposte a domande sulle motivazioni e sul destino umano. Rispondere a queste domande è sempre stata il compito delle grandi tradizioni di fede, cosa che molti dei fondatori della moderna economia politica hanno riconosciuto e che sempre più, oggi, stanno riscoprendo. Questo è il nuovo orizzonte che si apre.

Lei è un giornalista. Ha scritto che criterio ispiratore del giornalismo non è tanto quello di raccontare storie (di persone), quanto porsi al servizio della società civile per cambiare lo Stato. può spiegare meglio questo pensiero?

Non ho mai detto che il lavoro del giornalismo non è quello di raccontare storie, al contrario! Se il giornalismo è una industria, le storie sono il suo prodotto: è quello che il giornalismo produce e vende. Le storie sono la linfa vitale del giornalismo, e l'abilità del giornalismo sta nel trovarli e raccontarli. La mia osservazione era legata alla crisi attuale di finanziamento del giornalismo, che i recenti scandali delle intercettazioni nel Regno Unito hanno evidenziato in modo così vivido. La pressione sui media, e soprattutto sui giornali, è in continua crescita, a causa del calo delle entrate pubblicitarie e della proliferazione dei media alternativi su Internet. Per vendere più giornali, i tabloid hanno invaso sempre più la vita privata delle persone al fine di generare storie, con un impatto sufficiente a convincere i lettori a comprarli. I tabloid, a loro volta, hanno sovvenzionato i giornali di qualità - si vede questo con News International, in cui The Times, per esempio, perde una grande quantità di denaro, ma è sovvenzionato dal gruppo intero. Ciò significa che il giornalismo di qualità è sempre più dipendente dalle aziende o da grandi interessi finanziari; sta diventando sempre più invischiato con il mercato, e penso che questa sia una delle ragioni della crisi in cui si trova essendo i giornali (e implicitamente i loro lettori) sempre più mercificati. Il mio rilievo era che il primo dovere del giornalismo è quello di responsabilizzare lo stato e il mercato a nome della società civile, e credo che questo diventi difficile quando i media dipendono per il finanziamento o dallo stato o dal mercato. Allora, quello che mi chiedo è se il futuro del giornalismo di qualità sia da trovare sempre di più nelle organizzazioni forti della società civile, come, per esempio, questo giornale dimostra. Penso che sia più facile in Italia, dove si ha una società civile forte, che in Gran Bretagna, dove le istituzioni intermedie sono più deboli. Ma io non credo sia difficile immaginare che, in futuro, le grandi istituzioni dei media saranno legate di più alla società civile che ai grandi interessi finanziari.

I recenti avvenimenti in Gran Bretagna, a Londra e in altre città inglesi, hanno mostrato i risultati estremi della deriva nichilistica in corso nella nostra società: l’individualismo, la soddisfazione dei propri istinti e la voglia di avere e consumare. Qual è la sua opinione su quanto successo?