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LIBIA/ Jean: La caduta di Gheddafi sarà l'inizio di una guerra infinita

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Il quale per Jean «di nazionale ha ben poco, dato che si tratta per la maggior parte di persone provenienti dalla Cirenaica». E, a proposito del Consiglio, Jean è incerto sulla possibilità di un equilibrio futuro ottenibile facilmente e a breve termine: «I ribelli, a mio avviso, sono molto divisi. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che Jalil, il presidente del Cnt, abbia fatto dimissionare tutti i ministri tranne Mahmoud Jabril, la persona maggiormente “presentabile” all’esterno. Tra le tribù, inoltre, la competizione rimane alta; i maggiori risultati sul campo li hanno ottenuti gli insorti berberi, che sono quelli che hanno isolato Tripoli a Sud e a Ovest, bloccando i collegamenti con la Tunisia e l’Algeria. Difficile credere che non rivendicheranno, in futuro, maggiori spazi e potere». 

Le forze della coalizione internazionale della Nato, nel frattempo, «continuano a bombardare in tutta la Libia, laddove vi siano assembramenti di truppe, come a Brega, per esempio. E, sicuramente, hanno sul terreno delle forze speciali che dirigono gli aerei. Dovendo, infatti, i caccia intervenire nei centri abitati, occorre una guida da terra con indicatori laser, infrarossi o satellitari perché sappiano dove colpire».

La Nato, oltre ad essere ancora un attore fondamentale sul piano militare, lo è anche dal punto di vista logistico e strategico. «Ieri il numero due del Dipartimento di Stato Americano era a Bengasi; con ogni probabilità avrà convinto i membri del Consiglio ad impegnarsi per evitare vendette e ritorsioni, sapendo bene che queste prolungherebbero all’infinito il conflitto». L’Italia, dal canto suo, «sta continuando a partecipare allo sforzo bellico. Nel frattempo, Jalud (ex numero due del regime, passato con gli insorti ndr) è stato a Roma; il fatto che avesse rapporti molto stretti con diversi esponenti del mondo della politica e con i nostri servizi di sicurezza, fa sperare che i nostri interessi in Libia saranno tutelati». 

 



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