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CADUTA DI GHEDDAFI/ Micalessin: il rischio è una nuova Somalia

I festeggiamenti di ieri notte a Tripoli, foto Ansa I festeggiamenti di ieri notte a Tripoli, foto Ansa

"La Libia, infatti, è un Paese che forniva materiale umano ad Al Qaeda. Molti libici hanno combattuto in Afghanistan, ci sono libici nella leadership di alto livello di Al Qaeda" spiega Micalessin. "Quanto questa presenza sia capace di determinare le sorti della rivoluzione è tutto da vedere, non sono movimenti che hanno l'egemonia". Qual è dunque la prospettiva più immediata del dopo Gheddafi?  "Ritengo sia una prospettiva di scontri tribali prolungati e di distacco dall'Occidente, lo stesso processo che si sviluppò in una Somalia dimenticata dall'Occidente. Questo potrebbe dare la possibilità ai fondamentalisti di attrarre i consensi che adesso non hanno. Teniamo conto che la Cirenaica è molto religiosa e tradizionalista diversamente dalla Tripolitania". 
Hanno fatto scalpore le immagini trasmesse ieri notte di una giornalista della televisione di Stato libica che si è presentata in studio con una pistola in mano dicendosi pronta al martirio per Gheddafi: "Gheddafi gode tutt'ora di un consenso popolare, se no non avrebbe resistito sei mesi. Non sappiamo se credono ancora in lui o quanto vi credano, sicuramente Gheddafi rappresentava la Libia, un Paese che è un coacervo di tribù. 
Furono solo gli italiani quando arrivarono nel 1911 a tentare una unificazione del Paese. Dopo di che, la Libia è diventata un insieme di tribù divise tra di loro: la Sirte è la regione della tribù di Gheddafi e a lui fedele, mentre in Cirenaica ci sono tribù che lo hanno sempre osteggiato. Oggi non sappiamo quante delle circa 150 tribù libiche amino ancora Gheddafi, ma sicuramente non amano il nuovo governo che si sta imponendo". 
In che senso? "Nello stesso comitato rivoluzionario ci sono divisioni tra tribù. I berberi di Misurata e di altre zone hanno già detto che non riconosceranno il nuovo governo. Con l'uccisione alcune settimane fa di un importante esponente del comitato rivoluzionario si è dovuti ricorrere all'azzeramento del consiglio stesso, l'unico modo per evitare uno scontro di tribù. La situazione della nuova Libia è totalmente caotica". 
Cosa resterà della dittatura di Gheddafi? "Ho l'impressione che succederà come con Saddam in Iraq, cioè che sia Saddam che Gheddafi alla fine risulteranno i mali minori rispetto alle tragedie che sono conseguite alla loro caduta". Chavez denuncia il massacro imperialista, difendendo Gheddafi: "Ovviamente lui fa propaganda per i suoi interessi. Il problema è che siamo noi con i nostri errori, e intendo l'intervento tragico della Nato in Libia, a offrire le migliori pallottole alla propaganda avversaria".