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CADUTA DI GHEDDAFI/ Micalessin: il rischio è una nuova Somalia

La battaglia di Tripoli. Le ultime ore di Gheddafi. GIAN MICALESSIN commenta quanto sta succedendo in Libia dopo la drammatica svolta della guerra civile del Paese africano

I festeggiamenti di ieri notte a Tripoli, foto Ansa I festeggiamenti di ieri notte a Tripoli, foto Ansa

Ore drammatiche, ore che tengono tutto il mondo con lo sguardo puntato su Tripoli. Da quando ieri notte i ribelli dopo scontri durissimi che avrebbero causato migliaia di morti sono entrati a Tripoli, la lunga guerra civile libica è arrivata alla svolta finale. Purtroppo le immagini di grande festa mandate in onda da tutte le televisioni del mondo a notte fonda, nella Piazza Verde, non fanno testo: ancora adesso si combatte in diversi quartieri della capitale. L'ultimo dei figli del dittatore ancora in libertà, Khamis, dopo l'arresto degli altri tre, starebbe guidando l'esercito lealista allo scontro finale. Intanto sta già circolando una foto di Gheddafi cadavere, subito identificata come un falso, anche se la somiglianza in effetti è piuttosto marcata. Il rais ha la testa sfondata da colpi di proiettile e sangue che esce dalla bocca.
Un po' come quando venne diffusa l'immagine, falsa anch'essa, di Osama bin Laden morto. Al momento è del tutto misteriosa la sorte dell'ex leader della Libia: sarebbe nascosto nel suo bunker di Tripoli, mentre alcune voci lo danno già in fuga o in Algeria o nel sud del Paese, regione da cui proviene al sua famiglia.
Per Gian Micalessin, corrispondente dalle zone di guerra intervistato da IlSussidiario.net, c'è una sola certezza al momento: che il sogno di una Libia democratica e unita diventi l'incubo di una nuova Somalia. Micalessin proprio stasera, al Meeting di Rimini, presenta il suo ultimo documentario, premiato da Mtv News come miglior reportage dell'anno, che si occupa proprio della rivoluzione libica.
"E' stato girato sei mesi fa" spiega il giornalista "e assume dunque particolare rilevanza vederlo oggi alla luce degli avvenimenti delle ultime ore. Quando andai in Libia, esattamente in Cirenaica durante l'inaspettata caduta di quella regione, eravamo agli inizi della rivoluzione. Rivedere oggi quei volti di giovani che avevano grandi sogni, grandi illusioni di una vittoria facile e poi la speranza di una autentica democrazia, di un immediato passaggio a una forma di governo di tipo occidentale, fa certamente a pugni con quanto vediamo in queste ultime ore".
In che senso quelle immagini contrastano con quelle di oggi? "Perché il sogno di un cambiamento si è trasformato in una guerra durata mesi e adesso rischia di far diventare la Libia una nuova Somalia". Si parla infatti di possibile deriva fondamentalista della nuova Libia: a quei tempi, parlando con i giovani della Cirenaica, lei percepiva questa presenza fondamentalista? "La reale presenza fondamentalista è ancora tutta da accertare. C'è sicuramente una presenza dei fondamentalisti all'interno del movimento di Bengasi, il problema è capire quale reale forza essa sia".