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L’INTERVISTA/ Davison (anglicano): l’incontro coi cattolici ha salvato la mia fede

Pubblicazione:martedì 23 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 24 agosto 2011, 0.03

Università di Cambridge (immagine d'archivio) Università di Cambridge (immagine d'archivio)

Amo il Rischio Educativo perché propone il suo metodo, anche al di fuori dell’educazione, ma offre sfide particolari a chi è coinvolto nell’educazione. Il punto che mi fa sentire peccatore, o quantomeno debole, è l’invito a dedicare molto tempo e una preoccupazione reale per le persone così come esse sono, e io sono uno molto occupato. Mi piace stare in classe e, probabilmente, insegno bene, ma quello che dice don Giussani è che bisogna anche mostrare il proprio amore, e per me questo significa dedicare il mio tempo. Bisogna avere voglia di dare tempo agli studenti che vengono a parlare e il tempo passato nella mensa o nel bar del college non è tempo sprecato. E io non riesco a farlo, visto che sono uno che tende ad affollare la propria giornata con insegnare questo, scrivere quest’altro, parlare con quell’altro.

Il tema del Meeting di quest’anno è la certezza. Per quali vie la fede personale porta alla certezza? L’esperienza è una di queste vie?

Sono probabilmente una delle poche persone la cui fede è stata salvata dalla metafisica. Non ritengo, in via generale, che si possa portare qualcuno alla fede discutendo, ma quando mi ero allontanato, mi sono reso conto che alcune cose non quadravano nella prospettiva atea e così credo di essere arrivato alla certezza per una sorta di via negativa. Per quanto possa essere difficile essere cristiani, credo che, intellettualmente, sarebbe molto più difficile non esserlo. Penso che vi sia un’oggettività circa il significato, il bene e il male, la bellezza e la verità, i trascendenti, che sembra sparire nella prospettiva atea. Quando incontro qualcosa di buono, di bello, di vero, ci sbatto contro, come se sbattessi contro un muro di mattoni. È reale come una sedia, una Jaguar o un elettrone. Ciò conferma l’esistenza di una dimensione metafisica nella vita, che mi indirizza a Dio. Un materialismo ateo non mi può soddisfare, perché ci sono altre cose, oltre la materia, che sono reali. Così questo è un motivo di certezza. Un altro elemento è quel senso amichevole della completezza della vita e della vita come qualcosa di sociale e dinamico, che si ritrova per esempio in Comunione e Liberazione.


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