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LIBIA/ Parsi: Gheddafi è finito, i suoi messaggi sono una cortina fumogena

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Si può quindi affermare che stiamo entrando nel futuro della Libia, della Libia senza il rais, senza il colonnello che l’ha rappresentata per 41 anni ?

Inizia un processo. Bisogna fare molta attenzione a queste situazioni, altrimenti si può causare dei disastri e si sbatte la faccia contro la realtà. Inizia un processo postrivoluzionario. Ed è giusto che sia un processo. Quando si applicano degli schemi, quando si scelgono delle soluzioni rapide si cade negli errori che gli americani hanno fatto in Iraq. Guardiamo quindi questo processo post-rivoluzionario e vediamo come va a finire, senza cercare di influire direttamente sulle soluzioni. Si apre un processo che porta delle incertezze, questo è indubbio. Ma è stato così anche quando è caduta l’Unione Sovietica, per fare un esempio.

Con la caduta di Gheddafi e il sommovimento che c’è stato, quali possono essere nello scacchiere mediorientale ?

A me sembra di vedere due aree nell’attuale Medio Oriente, così come vedo due aree occidentali con differenti priorità. Nel Maghreb, cioè a occidente, ci sono interessi europei prevalenti. L’operazione in Libia non è stata fatta dagli americani. Questa non è stata la guerra di Obama. Questa è stata la guerra di Nicolas Sarkozy, un’operazione condotta dai francesi. A Levante,nel Mashreq, per usare la dizione araba, ci sono interessi americani prioritari, anche per la presenza di Israele.

(Gianluigi Da Rold)


 

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