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GIORNALISTI LIBERATI/ Biloslavo: in Libia c'è uno scenario pseudo-iracheno

Pubblicazione:giovedì 25 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 26 agosto 2011, 10.56

Foto Ansa Foto Ansa

I quattro giornalisti italiani rapiti in Libia da un commando di banditi e consegnati ai fedeli di Gheddafi sono stati liberati da due giovani. Il loro carceriere pare avesse già abbandonato il luogo della loro prigionia nella notte. I 4, Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina del Corriere della Sera, Domenico Quirico de La Stampa e Claudio Monici di Avvenire, si trovavano sulla stessa auto, quando nella mattinata di mercoledì sono stati assaliti da un gruppo di miliziani che hanno ucciso l’autista. «Si tratta di delinquenti che, con ogni probabilità, speravano di ottenere una sorta di “assicurazione sulla vita” una volta finita la guerra. Sempre meglio, in ogni caso, dei terroristi iracheni», afferma il giornalista di guerra Fausto Biloslavo raggiunto da ilSussidiario.net.  Il nostro console a Bengasi, Guido De Sanctis, per tutta la durata del rapimento è rimasto in contatto con i reporter. Si trovavano – ha spiegato - in una casa privata, a Tripoli, tra Bab Al-Aziziya e l'Hotel Rixos. Durante la prigionia pare che siano stati trattati bene e che abbiano ricevuto acqua e cibo. Dai sequestratori non era giunta alcuna richiesta di riscatto. Biloslavo, che ha una lunga e diretta esperienza della guerra, e sa bene cosa significhi cadere in mano a dei rapitori (nell’87 fu catturato e tenuto prigioniero a Kabul, in  Afghanistan, per sette mesi, e liberato grazie all’intervento dell’allora presidente Cossiga), spiega: «Si diventa non più testimoni ma soggetti del reportage. Ci si trova in una situazione di totale incertezza. Ma, nonostante tutto quello che si può subire, i locali che si trovano assieme a te, se la passano molto peggio. Non a caso, l’autista che si trovava con loro è stato ucciso». I cronisti liberati hanno dedicato a lui il loro primo pensiero. A loro, è andata meglio. «Ero ottimista circa la loro liberazione – continua Biloslavo -. Per fortuna le mie previsioni si sono rivelate corrette». Strana l’assenza di richiesta di riscatto. «Non si tratta di questo, infatti. La situazione è da scenario pseudo-iracheno. Tuttora le opposte fazioni sono dislocate a chiazza di leopardo, con alcune case o quartieri in mano ai lealisti, altre in mano ai ribelli. I civili armati da Gheddafi, quando li hanno intercettati, devono aver pensato di rapirli non per chiedere un riscatto, ma perché, probabilmente, li hanno associati al nemico, alla Nato». Poi, devono aver compreso che, qualcosa, nel loro piani, non funzionava. «Contestualmente, infatti, sono stati liberati anche i 35 giornalisti internazionali segregati al Rixos di Tripoli. In entrambi i casi non è escluso che abbiano compreso che, persistendo nel trattenerli, non avrebbero fatto altro che aggravare la propria situazione. L'averli liberati, invece, potrebbe tornar loro utile nell’immediato futuro». 


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