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GIORNALISTI LIBERATI/ Biloslavo: in Libia c'è uno scenario pseudo-iracheno

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Si pensava di attendere, forse, che la situazione tornasse più calma per eventuali blitz? «Difficile che sia stato programmato. Credo che fino all’ultimo si sia tentato di risolvere pacificamente la questione. Si sarà cercato di capire che cosa volessero ottenere queste persone. Può darsi, appunto, che speravano di assicurarsi una sorta di salvacondotto». Che la vicenda, in ogni caso, sia drammatica, è fuori discussione. «L’importante è sapere quando fare un passo indietro. Perché la vita è più importante di un pezzo da scrivere. Claudio lo conosco bene, è un reporter navigato ed esperto. Me lo ricordo in Rwanda, nel ’94, quando ci fu il genocidio e sono sicuro che abbia adottato tutte le precauzioni necessarie. Si tratta, purtroppo, – conclude – di rischi che, nel nostro mestiere vanno messi in conto».

 

(Paolo Nessi)

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