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PERSECUZIONI/ Bhatti: il sacrificio di mio fratello, una speranza per i cristiani

Shahbaz Bhatti Shahbaz Bhatti

Più che aver deciso di collaborare con il governo, ho scelto di continuare l’importante opera che mio fratello mi ha lasciato in eredità. Il governo mi ha offerto questa carica politica che è un aiuto per proseguire il lavoro di Shahbaz. Del resto la volontà di collaborazione del governo è abbastanza buona, solo che l’esecutivo è molto instabile perché il partito di maggioranza è alleato con vari altri partiti e quindi non può fare quello che vuole. Ma il presidente della Repubblica e il primo ministro mi sembrano sinceri, onesti e hanno soddisfatto almeno in parte le mie richieste.

 

Lo scorso 19 agosto una bomba in Pakistan ha fatto 47 morti. Che cosa si può fare per fermare il terrorismo?

 

E’ un discorso molto complesso, perché è da una decina di anni che il Pakistan sta affrontando il problema del terrorismo. Purtroppo nessuno sa in quale modo sconfiggere fanatismo, fondamentalismo ed estremismo, e neppure quali siano le vere cause. Il governo sta facendo il possibile, ma ritengo che in questo caso vi sia una responsabilità internazionale per impegnarsi a risolvere il problema, perché il terrorismo coinvolge tutto il mondo.

 

Quali sono le discriminazioni più gravi sofferte dai cristiani in Pakistan?

 

Più che alle discriminazioni, il problema è legato al fatto che i cristiani fanno parte di una comunità molto povera ed emarginata. Attualmente il Paese è molto instabile, con estremismo, fanatismo e un certo odio verso l’Occidente che finiscono per riverberarsi sui cristiani pakistani. Più i cristiani sono emarginati e isolati, e più questi episodi avvengono di frequente.

 

Quali obiettivi si propone nel suo impegno a favore dei cristiani?