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ANTICIPAZIONE/ Frattini: ecco come continuerà la nostra missione militare in Libia

Pubblicazione:venerdì 26 agosto 2011

Foto: Ansa Foto: Ansa

Abbiamo già detto a tutte le autorità del CNT con cui parliamo costantemente che il processo politico da ora in avanti deve essere assolutamente inclusivo di tutte le componenti della società libica. La leadership di Bengasi ha promesso di voler allargare il CNT – e quindi il Governo provvisorio – anche ad elementi non troppo compromessi dell’ex regime di Gheddafi oltre che ai Berberi e ai rappresentanti di altri settori della popolazione.  La democrazia deve consentire a tutti di esprimere in modo pacifico le proprie opinioni e speriamo che cio’ possa avvenire presto anche in Libia. La mia sensazione è che i cittadini libici siano coscienti della nuova fase storica che si sta aprendo per il loro Paese e delle opportunità che un reale rinnovamento può offrire loro.

Da diverse parti è stato auspicato che Gheddafi sia processato all’Aia. Nel momento in cui a Tripoli si combatte ancora, non sarebbe più opportuno garantirgli l’impunità in cambio della resa?

Credo che il tempo del negoziato sia finito per Gheddafi, al quale sono state offerte molte opportunità di addivenire a un compromesso prima che iniziasse l’ultima, drammatica fase della liberazione del Paese. A questo punto, mi pare che la gravità dei crimini commessi dal Colonnello escluda ipso facto l’ipotesi di un’impunità. In merito alla sede giurisdizionale, la decisione di consegnare o meno il Colonnello e coloro che si sono macchiati di crimini contro l’umanità al Tribunale internazionale sarà presa dalle autorità libiche. Noi riteniamo che l’Aja sia l’ambito giusto per garantire un processo equo. La legittimazione internazionale ad agire per tutelare le popolazioni libiche contro il regime di Gheddafi nasce dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che ho citato prima e il Tribunale dell’Aja è l’organo giudiziario delle Nazioni Unite deputato a giudicare i crimini contro l’umanità.

L’impegno militare italiano in Libia proseguirà anche dopo la liberazione di Tripoli? In quali forme?

Abbiamo già sul terreno a Bengasi un gruppo di esperti che sta collaborando con il CNT in alcuni settori per favorire la ricostruzione e rimettere in piedi l’economia libica. Speriamo di rivitalizzare al più presto il Trattato bilaterale del 2008 che prevede tutta una serie di interventi infrastrutturali, nel settore energetico, in quello delle telecomunicazioni e dell’emigrazione. A questo affiancheremo , se richiesti, l’addestramento della polizia e dei militari, settore nel quale abbiamo maturato una grande esperienza in altri teatri di crisi e che ci viene riconosciuta costantemente dai nostri partner internazionali. L’Italia è stata in prima linea ed ha offerto un contributo essenziale per l’abbattimento del regime di Gheddafi, sia sotto il profilo militare che civile. Posso dunque dire che l’impegno italiano proseguirà fino a quando le circostanze lo richiederanno e nelle forme che saranno definite di volta in volta a seconda delle esigenze manifestate dal nuovo governo libico.

Jibril si è recato prima in Francia e solo in un secondo momento in Italia. Nella nuova Libia, l’Italia conta di meno di quanto avvenisse con Gheddafi?



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