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Esteri

L'INTERVENTO/ El-Arabi (Lega Araba): ecco cosa succederà dopo la "Primavera Araba"

Nabil El-Arabi (Foto Ansa)Nabil El-Arabi (Foto Ansa)

Alcuni aspetti della “Primavera Araba” e le conseguenti implicazioni per la stabilità nel Mediterraneo non possono essere pienamente colti se non vengono collocati in una prospettiva storica. Sebbene  le radici affondino in un passato più remoto, gli anni fra il 1945 e il 1948 sono stati particolarmente critici, proprio nel momento in cui la democratizzazione costituiva una forte aspirazione del mondo arabo. A onor del vero, alcune potenze occidentali, quantunque in modo diverso,  non hanno osteggiato il processo.

Tuttavia, l’Occidente ha fallito sotto tre punti vista: innanzitutto, non si è rivelato sufficientemente attento alle complesse dinamiche socio-economiche allora prevalenti nelle società arabe. In secondo luogo, ha adottato un’impostazione “cospiratoria” nei confronti della Palestina (e, a tale riguardo, è superfluo ricordare i noti eventi che hanno preceduto la creazione dello Stato di Israele nel 1948). Infine, la spinta occidentale a favore di un’alleanza militare in Medio Oriente è stata accompagnata da condizioni inaccettabili per i Paesi arabi impegnati sulla via delle riforme e del progresso.

La stagione rivoluzionaria del mondo arabo è stata ribattezzata “la Primavera Araba”. La primavera in Egitto è la stagione delle tempeste di sabbia; per questo motivo, è considerata una stagione tutt’altro che piacevole, con il suo carico di problemi capaci di rallentare il progredire del processo,  ma  impotenti nel bloccarne l’inevitabile flusso (o arrestare la ricerca della democrazia, nell’ipotesi “politica”). Oggi stiamo assistendo alla rinascita del nazionalismo sulla base di un orgoglio nuovamente ritrovato. L’Egitto democratico riaffermerà la sua influenza in quanto solido partner nel Medio Oriente.

Tale processo si manifesta in quanto parte di un “risveglio politico globale” – un movimento per il cambiamento, reso possibile e anzi accelerato dalla moderna tecnologia, comparabile con altri periodi di trasformazione rivoluzionaria che hanno segnato la storia moderna. Il “gioco” che si svolge oggi nel mondo arabo si chiama cambiamento. Man a mano che la “Primavera Araba” avanza, anche se con velocità diverse nei vari Paesi, i governi dell’area dovranno attuare autentiche riforme. Gli arabi meritano libertà, sicurezza e prosperità, accompagnate da giustizia e sviluppo sociale. L’era della democrazia porta con sé la promessa di dare al mondo arabo la possibilità di essere artefice delle proprie azioni; e permetterà altresì di sviluppare un nuovo paradigma nei suoi rapporti con l’Occidente, basati sull’uguaglianza e sul partenariato.

L’Egitto svolge un ruolo particolarmente decisivo nel quadro complessivo. La sua popolazione rappresenta circa il 25% della popolazione totale del mondo arabo e, per gran parte del XX secolo, è stato il motore della modernizzazione dell’area. Se la democrazia riuscirà ad imporsi in Egitto, anche altri Paesi seguiranno la stessa strada. Se, invece, l’esperimento democratico dovesse fallire per opera delle forze anti-democratiche, allora la rivoluzione non sarà riuscita a raggiungere il suo scopo: dar vita a un sistema democratico. L’Egitto post-rivoluzionario ha urgente bisogno di rafforzare la sua economia e di ripristinare la sicurezza generale. Entrambe le esigenze sono vitali per un successo durevole della rivoluzione.

La “Primavera Araba” in Tunisia, in Egitto e negli altri Paesi continuerà a dover affrontare problemi scottanti. La Libia, lo Yemen e la Siria rappresentano sfide uniche, ma la strada verso le riforme sembra inevitabile. Ciascuno di questi Paesi si muoverà secondo i propri ritmi, ma tutti avranno bisogno di una politica economica internazionale che dia sostegno alle loro aspirazioni politiche in questa fase di grandi trasformazioni. Da qui la necessità di una nuova partnership euro-araba per una democratizzazione fondata su un sostegno alle loro rivendicazioni.