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L'INTERVENTO/ El-Arabi (Lega Araba): ecco cosa succederà dopo la "Primavera Araba"

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Nabil El-Arabi (Foto Ansa)  Nabil El-Arabi (Foto Ansa)

Consentitemi di affrontare il tema delle rivoluzioni nel mondo arabo segnalando innanzitutto che il XXI secolo, influenzato dalla globalizzazione e dalla rivoluzione delle telecomunicazioni, avrebbe dovuto facilitare la strada, in tutto il mondo, alla diffusione di un sistema di buona governance. Molti Paesi in via di sviluppo, in Africa, Asia, America Latina, hanno raggiunto questo obiettivo o, quantomeno, lottano per raggiungerlo.  Una stridente eccezione è rappresentata dalla Regione araba dove, in molti paesi dell’area, i popoli vivevano sotto regimi politici di indubbia durezza.

Le rivolte popolari in Medio Oriente e in Nord Africa hanno portato all’euforia della “Primavera Araba”, euforia che però oggi ha ceduto il passo all’angoscia: che cosa succederà in seguito? Come si evolveranno queste difficili fasi di transizione in Egitto e Tunisia? Come si concluderanno gli attuali eventi in Siria e in Libia? Quale sarà il ruolo delle varie parti politiche - i Liberali, gli Islamisti, ecc.?

I  contorni della transizione in Tunisia e in Egitto - dove presto si terranno le elezioni - appaiono ancora vaghi. I regimi repressivi, corrotti e autoritari dei Presidenti Ben Alì e Hosni Mubarak sono stati spazzati via, grazie all’energia, alla passione e alla perseveranza delle generazioni più giovani, abituate al potere dei social network. Tuttavia, la costruzione di istituzioni democratiche e di nuove strutture (per la crescita, il benessere economico, l’istruzione e lo sviluppo) nonché di un reale stato di diritto rappresenta una grande sfida che richiederà tempo, impegno e dedizione.

I movimenti sbocciati durante la “Primavera Araba” in Yemen, Siria e Libia non hanno avuto la stessa evoluzione di quelli nati in Egitto e in Tunisia; dunque, in queste aree la transizione democratica non potrà avvenire a breve, in quanto tali movimenti dovranno dimostrarsi capaci di essere permanenti nel tempo. In Libia, abbiamo assistito a importanti sviluppi, successivi alla creazione di una “zona di non sorvolo” decretata dalla risoluzione 1972 delle Nazioni Unite.  I manifestanti sono, finalmente e meritatamente, vicini all’esautorazione dell’oppressore degli ultimi quarant’anni della storia libica, e stanno già affrontando le pesanti sfide legate al periodo immediatamente successivo alla liberazione del Paese.

In Siria, la situazione è diversa. La sua posizione strategica e la prospettiva di lotte ed estremismi di stampo settario richiedono l’adozione di una diversa impostazione, quale quella di far ricorso a sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti e sostenute dall’Unione Europea. A tal proposito, occorre però registrare un fatto ulteriore: le prese di posizione più severe che sono state assunte da altri Paesi arabi dell’area. L’ingresso della “Primavera Araba” nel suo ottavo mese di vita determina un impatto, un confronto sia con importanti sfide sia con nuove opportunità. L’ondata democratica ha già cominciato a mutare i contorni del panorama politico del Medio Oriente.


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