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LIBIA/ L’esperto: c'è un nuovo esercito parallelo al Cnt? Presto servirà inviare truppe di terra

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«Nel giro di 6, massimo 8 mesi – continua Varvelli – gli attori in gioco spariranno dalla scena o il loro ruolo sarà fortemente ridimensionato. Anche gli accordi che, in questi giorni, vengono stipulati con loro lasciano il tempo che trovano. Non sappiamo, infatti, quali saranno i leader futuri del Paese». Ricapitolando: le forze in campo schierate in opposte fazioni sono: i fedeli di Gheddafi, Gheddafi stesso, la popolazione armata da lui, il fantomatico Consiglio Militare Transitorio della Libia meridionale e centrale e il Cnt - a sua volta fortemente frammentato; resta da capire, a questo punto, se vi siano alternative alla guerra civile. «Credo che, nelle prossime 3-4 settimane – sempre che Gheddafi venga catturato, perché altrimenti ogni previsione salta – si renderà inevitabile un intervento armato con truppe terrestri o, perlomeno, una sorta di peacekeeping». Dovranno essere, in ogni caso, i ribelli stessi a chiedere all’Occidente di intervenire «in maniera da eliminare ogni dubbio su residui di colonialismo». Difficile che busseranno alle nostre porte, ma sempre più probabile di una richiesta alla Lega Araba o all’Unione Africana. «I rivoltosi pensano che la prima abbia l’interesse a dominare sulla Libia, mentre hanno percepito l’atteggiamento della seconda come estremamente ambiguo perché ha tentato, fino all’ultimo, di mediare con Gheddafi». Con quest’ultimo ogni accordo è, ormai, da escludersi. Nessuno ha intenzione di procedere ad una transizione morbida. «Non è interesse dei rivoltosi, che sentono di avere la vittoria in pugno, né delle forze occidentali, che credono di aver in mano il Paese. Inoltre, ritagliare per Gheddafi qualche ruolo in seno alla nuovo regime avrebbe un effetto destabilizzante». 

 

(Paolo Nessi

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