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IL CASO/ 1. Chi ricostruirà sulle macerie di Zapatero?

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José Luis Rodriguez Zapatero (Foto Ansa)  José Luis Rodriguez Zapatero (Foto Ansa)

Venerdì scorso Zapatero si è visto forzato a mollare la presa. Dopo più di un anno di agonia politica, in cui non ha smesso di ripetere che avrebbe finito la legislatura adducendo come ragione il bisogno di “infondere fiducia politica ed economica”, il Premier spagnolo ha comunicato che si andrà alle elezioni politiche in Spagna il 20 novembre.

Zapatero si è dovuto piegare a due tipi di pressioni:

1 - Quelle esterne, di carattere fondamentalmente finanziario. Il primo mandato dei socialisti (2004-2008) fu comodo dal punto di vista economico. Il Psoe (Partito socialista operaio spagnolo) si trovò tra le mani una Spagna, quella lasciatagli da 8 anni di governo Aznar, che cresceva del 3,1%, con un tasso di disoccupazione dell’11 % - il più basso della sua storia - e con un deficit pubblico dello 0,3 %.

È ancora viva nella memoria di tanti la Spagna di quel periodo, ben rappresentata dalla copertina del Times (Spain rock’s, s’intitolava il settimanale) di marzo 2004, poco prima degli attentati di Atocha, in cui si parlava di un Paese che avrebbe a breve superato l’Italia. Poi vennero la crisi internazionale - acuita a livello nazionale dalla speculazione immobiliare permessa anche dal silenzio complice dei Popolari - e la pessima gestione a livello politico da parte del governo Zapatero.

Nel 2011 la Spagna si trova ad avere più di 5 milioni di disoccupati (oltre il 20% della popolazione attiva e circa il 40 % dei giovani) e un deficit pubblico superiore al 10% del suo Pil. Nel maggio 2010, Zapatero annunciò finalmente delle misure (imposte dall’Europa) contro una crisi che aveva voluto, prima, mascherare e poi relativizzare. Si passò quindi dal milagro español, a far parte dei Piigs in poco più di tre anni.

Poche ore prima dell’annuncio delle elezioni, una nuova minaccia di Moody’s ha sconvolto i mercati spagnoli: la Spagna potrebbe essere degradata - per la terza volta in un anno - e situarsi nel gruppo Aa3, sempre più lontana dalla tripla A di un anno fa. La forte caduta della borsa di Madrid e un premio di rischio che sfiora i 400 punti hanno forzato l’anticipo elettorale, com’è stato riconosciuto venerdì scorso dal ministro dell’Economia, Elena Salgado.



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COMMENTI
05/08/2011 - Le macerie di Zapatero (celestino ferraro)

Quale che sia il partito politico che conquista il potere, la spinta è sempre demagogica e il leader di turno sperimenta il suo carisma illudendosi di poter piegare la realtà dei fatti così come ha piegato il consenso popolare che lo ha eletto al potere. Per essere eletti bastano le chicchiere, ben confezionate, e il gioco è fatto. I fatti no, non possono essere piegati con le chiacchiere, i fatti si piegano solo ai fatti e quando questi son fumosi e inconsistenti, al diradarsi dei fumi emergono le rovine. Così è stato per Zapatero, fruitore dissennato di una seminata che non fu la sua, il cui raccolto si è esaurito sperperato dall'impreviggenza e dalla sicumera del Fazendero. CF