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IL CASO/ 1. Chi ricostruirà sulle macerie di Zapatero?

José Luis Rodriguez Zapatero (Foto Ansa) José Luis Rodriguez Zapatero (Foto Ansa)

2 - Non sono state soltanto ragioni esterne ad aver portato Zapatero, per la prima volta dalla morte di Franco, ad anticipare le elezioni politiche. Le pressioni ricevute all’interno del proprio partito dal capo del governo, relegato a un secondo piano nello scenario politico da ormai più di un anno, hanno avuto un peso decisivo. Zapatero avrebbe voluto, mettendo a grave rischio la Spagna, portare a compimento il suo mandato, ma il calcolo politico non ha rispettato il suo wonderworld.

La pressione fatta da Alfredo Pérez Rubalcaba, mano destra del premier negli ultimi quattro anni e, da maggio, nuovo candidato (senza primarie) socialista, ha avuto il suo effetto. Anche se Rubalcaba ha sottolineato parecchie volte di non essere stato lui a chiedere tale anticipo, la realtà sembra essere ben diversa.

Nonostante l’“effetto Rubalcaba”, i sondaggi, - eccetto quelli ufficiali del Cis (Centro di indagini sociologiche) - continuavano a collocare i socialisti spagnoli, dopo la débacle elettorale delle amministrative dello scorso 22 maggio, a circa 13 punti di distanza dal Partito popolare (Pp) di Mariano Rajoy. Rubalcaba, cosciente dell’impasse in cui si trova il governo e dell’inevitabile peggioramento economico e politico cui condurrebbe l’allungamento dell’agonia per altri sette mesi, ha bisogno di questo tempo per rifarsi un’immagine e svincolarsi da un progetto, quello del zapaterismo, del quale lui stesso è stato parte visto il suo impegno come vicepresidente, ministro dell’Interno e portavoce.

Quale scenario ci aspetta prima delle elezioni? Rubalcaba, il candidato socialista, è una vecchia volpe del partito. Ministro nei governi di sinistra dei primi anni Novanta e uomo forte della fine del zapaterismo, vuole presentarsi adesso agli elettori come l’artefice di una nuova sinistra. La sua strategia elettorale è indirizzata a strappare ai Popolari i voti dei settori più colpiti dalla crisi: giovani e una certa classe media.

Nelle sue ultime dichiarazioni da candidato ha detto di avere delle idee per uscire dalla crisi e ha moltiplicato le allusioni al movimento degli indignados e gli attacchi ai banchieri “che ci hanno buttato dentro a una crisi che non era la nostra”. Paradossale, se pensiamo che lo stesso che oggi è candidato e dice di avere la ricetta per uscire dalla crisi, era ieri l’uomo forte di un governo che, per più di tre anni, non è stato in grado di farle fronte. Il suo lato più scuro: una fortissima carica ideologica della quale la Spagna non ha assolutamente bisogno e alcuni affari poco chiari tra cui l’avere usato politicamente contro il Partito popolare gli attentati di Atocha e la sua mancanza di trasparenza nelle inchieste sulle responsabilità di tali attentati. Di recente, l’accusa contro alcuni membri del suo ministero e della polizia di aver facilitato informazioni confidenziali ai terroristi dell’Eta a fine politico.


COMMENTI
05/08/2011 - Le macerie di Zapatero (celestino ferraro)

Quale che sia il partito politico che conquista il potere, la spinta è sempre demagogica e il leader di turno sperimenta il suo carisma illudendosi di poter piegare la realtà dei fatti così come ha piegato il consenso popolare che lo ha eletto al potere. Per essere eletti bastano le chicchiere, ben confezionate, e il gioco è fatto. I fatti no, non possono essere piegati con le chiacchiere, i fatti si piegano solo ai fatti e quando questi son fumosi e inconsistenti, al diradarsi dei fumi emergono le rovine. Così è stato per Zapatero, fruitore dissennato di una seminata che non fu la sua, il cui raccolto si è esaurito sperperato dall'impreviggenza e dalla sicumera del Fazendero. CF