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LIBIA/ Quell’alleato imprevisto che tiene ancora in sella Gheddafi

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Ribelli libici che esultano (Foto Ansa)  Ribelli libici che esultano (Foto Ansa)

E’ oramai evidente che quel 19 marzo qualcuno aveva fatto i conti senza l’oste. Seppure nessuna tra le forze alleate avesse mai apertamente detto che il conflitto in Libia sarebbe durato poco, non era neppure inizialmente trapelata l’impressione che  sarebbe stata una guerra lunga e di sfinimento, soprattutto per i libici che continuano a combattere e a morire ogni giorno per pochi chilometri di deserto.

Oggi, dopo quasi cinque mesi di bombardamenti e di vera e propria guerriglia urbana che ha già causato un numero imprecisato di vittime tra i militari e i civili libici, nulla sembra cambiato e Muammar Gheddafi è ancora padrone della Tripolitania mentre i ribelli del Consiglio nazionale di transizione restano insediati in Cirenaica. Le sorti del Paese sembrano, dunque, ancora piuttosto incerte.

I motivi di questa empasse sono molti e non tutti riconducibili alla forse inaspettata resistenza del rais, ma anche ai crescenti problemi di “ordine interno” di coloro che dovrebbero combatterlo e questo è ancora più preoccupante perché, se nel primo caso il nemico contro cui combattere per ristabilire l’ordine nel Paese è chiaro e ben definito, nel secondo non lo è affatto e ciò lo rende molto più pericoloso.

Volendo iniziare dal primo problema, cioè la difficoltà di defenestrare definitivamente Gheddafi, non va dimenticato che il “vecchio” leader libico ha il sostegno di una parte della popolazione e un buon equipaggiamento militare e a noi occidentali fa ancora molta paura. 


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COMMENTI
11/08/2011 - La guerra (luisella martin)

Nei 150 anni di storia della nostra bella patria, fino al 1945 o giù di lì, c'é stato un Ministero della Guerra. Conquistata l'indipendenza dallo straniero con le armi, l'Italia avrebbe potuto sotterrare l'ascia e mettere delle ginestre nella bocca dei cannoni,abbellendo le meravigliose coste con ristoranti "La bella Italia". Il popolo ne sarebbe stato contento per le belle opportunità di lavoro date agli artigiani ed agli artisti. Così non é stato e nemmeno due guerre mondiali son servite a capire il grande inganno che é stato fatto alla gente semplice dai politici di allora: la guerra non serve a nessuno, serve solo a nascondere le malefatte dei potenti! Ora che abbiamo scritto nella Costituzione che l'Italia ripudia la guerra chiamiamo "missione di pace" le bombe!