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LIBIA/ Quell’alleato imprevisto che tiene ancora in sella Gheddafi

Ribelli libici che esultano (Foto Ansa) Ribelli libici che esultano (Foto Ansa)

E’ difficile pensare che i politici nostrani, prima ancora dell’opinione pubblica, rimangano assolutamente impassibili davanti ai proclami antioccidentali e alle minacce di attacchi terroristici da parte leader libico. Lockerbie, dunque, non sembra oggi poi così lontana, prova ne sia che lo stesso Berlusconi negli ultimi giorni si è mostrato seriamente preoccupato delle minacce del rais che, seppure spesso considerate semplici deliri di onnipotenza, insinuano quantomeno un dubbio sulle intenzioni di Gheddafi e ciò potrebbe spingere le potenze occidentali, compresa quella Francia così ferventemente interventista, a fare almeno un passo indietro e ad aprire un margine di trattativa.

Ma forse a rendere ancora più incerta la situazione sono proprio quelle forze che, con il beneplacito dell’occidente e con il suo cospicuo sostegno economico, combattono contro il rais.

Se da un lato forse era ipotizzabile che Gheddafi non avrebbe mollato l’osso così facilmente, dall’altro non era stato previsto che i ribelli, nonostante i loro buoni armamenti di marca occidentale e nonostante i cospicui finanziamenti provenienti dagli “amici alleati”, riuscissero a divenire i principali nemici di se stessi a causa delle loro divisioni interne, della mancanza di una chiara guida comune e di una linea di azione coerente. Un esempio per tutti,  il generale Abdel Fattah Younes, ex ministro di Gheddafi che ha guidato la campagna militare dei ribelli contro il regime, è stato ucciso, a meno che non vi siano smentite ancora dell’ultimo minuto, da un gruppo di ribelli libici. Sicuramente la figura di Younis lascia quantomeno perplessi, tant’è che doveva essere prelevato, proprio dai ribelli che lo hanno ucciso, per un interrogatorio finalizzato chiarire la sua posizione su illazioni che lo volevano ancora vicino alle autorità di Tripoli e che fosse quindi sospettato di spionaggio e di alto tradimento.


COMMENTI
11/08/2011 - La guerra (luisella martin)

Nei 150 anni di storia della nostra bella patria, fino al 1945 o giù di lì, c'é stato un Ministero della Guerra. Conquistata l'indipendenza dallo straniero con le armi, l'Italia avrebbe potuto sotterrare l'ascia e mettere delle ginestre nella bocca dei cannoni,abbellendo le meravigliose coste con ristoranti "La bella Italia". Il popolo ne sarebbe stato contento per le belle opportunità di lavoro date agli artigiani ed agli artisti. Così non é stato e nemmeno due guerre mondiali son servite a capire il grande inganno che é stato fatto alla gente semplice dai politici di allora: la guerra non serve a nessuno, serve solo a nascondere le malefatte dei potenti! Ora che abbiamo scritto nella Costituzione che l'Italia ripudia la guerra chiamiamo "missione di pace" le bombe!