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LIBIA/ Micalessin: rischiamo che i ribelli "sostituiscano" Gheddafi

I dubbi sulla nuova Libia (Foto Ansa) I dubbi sulla nuova Libia (Foto Ansa)

Almeno da quello che traspare, non credo che l’intervento italiano sia stato così decisivo: abbiamo fornito una dozzina di consiglieri militari che hanno operato, secondo fonti ufficiali italiane, a Bengasi, ma avrebbero svolto solo compiti di addestramento, mentre i nostri aerei si sono limitati a  qualche raro bombardamento. Penso quindi che la nostra partecipazione alle missioni continuerà ad essere più formale che fattuale.

Sembra che l’Iran stia aprendo una nuova era nei rapporti con la Libia liberata, e che tra i due paesi siano in corso contatti bilaterali. Cosa ne pensa?

Non dimentichiamo che il numero due di Al Qaeda intercettato e ucciso alcuni giorni fa da un drone americano in Pakistan, era anche considerato l’ambasciatore di Al Qaeda in Iran, quindi era l’uomo che dopo la caduta del regime talebano in Afghanistan aveva guidato i reduci di Al Qaeda, a cui è stato offerto rifugio in alcune zone remote dell’Iran. È chiaro che c’è questo rapporto con alcuni degli ex componenti del cosiddetto Gruppo Islamico Combattente che sono presenti, occupando anche posizioni di rilievo, all’interno del Consiglio nazionale transitorio, ed è infatti un altro motivo di preoccupazione per quello che riguarda il futuro del paese.

Come sarà secondo lei la nuova Libia?

È difficile rispondere adesso: innanzitutto bisogna vedere se esisterà o se invece non si frantumerà in quelle due zone, Cirenaica e Tripolitania, che vennero unite di fatto solo dopo l’occupazione italiana del 1911. D’altra parte bisogna vedere quanto il Consiglio di transizione sarà in grado di esercitare il proprio controllo su un paese dove le armi circolano liberamente, dove gli arsenali di Gheddafi sono stati razziati e fuori controllo, e dove ci sono intere zone in cui le tribù non hanno nessuna intenzione di riconoscere l’autorità del Cnt. Basti pensare che questa autorità non viene riconosciuta neanche da qualche componente interno del Cnt, quindi il primo grande interrogativo è quanto la Libia riuscirà a darsi un assetto unitario, senza continuare ad essere un paese diviso in fazioni e tribù.

 

(Claudio Perlini)

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