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Esteri

11 SETTEMBRE/ 2. McGurn (WSJ): ecco quello che nessun attacco agli Usa potrà mai distruggere

«Ho visto la prima torre crollare, o almeno la fine del suo crollo, e non sapevo cosa stavo vedendo perché non lo potevo immaginare». Parla WILLIAM McGURN, tra i più noti giornalisti Usa

Ground Zero, dopo la strage (Immmagine d'archivio)Ground Zero, dopo la strage (Immmagine d'archivio)

«Ho visto la prima torre crollare, o almeno la fine del suo crollo, e non sapevo cosa stavo vedendo perché non lo potevo immaginare». La sfida culturale? L’occidente ha vinto, perché è ancora basato sull’idea di libertà: «sulla nostra concezione dell’uomo come un individuo progettato dal suo Creatore per essere libero». Una libertà che gli Usa non devono rinunciare a difendere. Un nuovo isolazionismo americano? «Sì, è un nostro rischio. Che non deve metterci però in imbarazzo: siamo ancora una forza capace di fare il bene nel mondo». L’11 settembre visto da William McGurn, giornalista del Wall Street Journal ed esperto di comunicazione. È stato anche a capo del pool che scriveva i discorsi presidenziali durante la presidenza di George W. Bush. Con Ilsussidiario.net ha fatto un bilancio del «suo» 11 settembre.

L’11 Settembre 2001 lei era vicino al World Trade Center. Cosa si ricorda di quel giorno e cosa ha pensato?

Ero in treno per New York quando sono successi gli attentati. Sul fiume Hudson i traghetti sono stati fermati, ma non sapevo perché. Paradossalmente, le persone che guardavano il telegiornale in Idaho, o Tokyo o Roma sapevano più di me - e io ero proprio sull’altro lato del fiume che guardavo il fumo. Ricordo alcune cose soprattutto. Ho visto la prima torre crollare, o almeno la fine del suo crollo, e non sapevo cosa stavo vedendo perché non lo potevo immaginare. Quando siamo saliti sui treni per tornare da New York, mi ricordo che qualcuno diceva: «La seconda torre è giù» - e ho pensato, questo deve essere ciò che provò Agostino quando venne a sapere del sacco di Roma. Più tardi, quella sera, quando stavo tornando dal lavoro dopo aver lasciato il Wall Street Journal, sono passato davanti alla casa di un vicino di cui non si avevano notizie. Tutte le luci erano accese in quella casa violata, e in seguito abbiamo scoperto che era tra quelli che erano i morti.

L’11 settembre non è stato solamente un attentato militare, ma anche «culturale». Cosa può e cosa deve porre l’Occidente come un’alternativa positiva al nichilismo dei terroristi?

Tutta la concezione dell’Occidente è un’alternativa positiva. L’idea di libertà umana è basata sulla nostra concezione dell’uomo come un individuo progettato dal suo Creatore per essere libero.

Gli attentati dell’11 settembre erano una sfida all’idea americana di tolleranza religiosa. Quali sono i modi giusti e sbagliati di applicare questa tolleranza?