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11 SETTEMBRE/ 2. McGurn (WSJ): ecco quello che nessun attacco agli Usa potrà mai distruggere

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Ground Zero, dopo la strage (Immmagine d'archivio)  Ground Zero, dopo la strage (Immmagine d'archivio)

È un rischio reale. In un certo senso, nasce dalla sana tradizione americana: non siamo una potenza che vuole territorio, e siamo più che disposti a lasciare che gli altri facciano come meglio credono. Nel passato abbiamo potuto trarre conforto dalla nostra geografia, dal fatto cioè che due grandi oceani ci proteggevano in gran parte dagli attacchi. Il terrorismo ha cambiato tutto. La realtà oggi è che ci sono delle persone che sono legate a una diversa visione della vita e sono disposte a uccidere degli innocenti per metterla in pratica. Stati Uniti deboli e non disposti a esercitare la loro forza per il bene incoraggerebbero solo i terroristi. Basta leggere le loro dichiarazioni per rendersi conto che Bin Laden ei suoi seguaci stavano costantemente assicurando i loro compagni terroristi che l’America non aveva la capacità di resistenza per combatterli.

Cosa dovrebbe fare Obama per dare più forza alla politica estera degli Stati Uniti nel Medio Oriente dopo il peggioramento dei rapporti fra Israele e Turchia, entrambi alleati degli Stati Uniti nell’area?

Cominciamo dalla cosa peggiore. Io credo che il mondo sia un posto molto più pericoloso quando gli Usa sono incerti. Per esempio, In Iraq, uno dei problemi più grandi era convincere i cittadini comuni che gli Stati Uniti li avrebbero aiutati fino alla fine. Ho sempre pensato che se fossi stato un iracheno nella mia posizione - un uomo sposato con tre figli - avrei cercato di vedere chi è il probabile vincitore prima di fare una scelta di campo... Sanno che i loro nemici sono vicini e l’America è lontana. La cosa più importante è che la politica estera americana non sia in imbarazzo, e capisca che l’America è una forza capace di fare il bene nel mondo. Questo è qualcosa che molte élites - tra cui le élites di alcuni dei nostri alleati in Europa - non riescono ad accettare.

(Pietro Vernizzi)




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