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Esteri

EGITTO/ Assaltata l’ambasciata israeliana. 3 morti

Tensioni al Cairo. Nella notte è stata assaltata l’ambasciata israeliana. Il bilancio degli scontri tra le forze dell’ordine e i manifestati è di tre vittime e 1.049 feriti

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Scontri e tensioni al Cairo. Nella notte è stata assaltata l’ambasciata israeliana. Un folla inferocita di manifestanti ha abbattuto il muro di protezione. Poi, ha fatto irruzione nei locali dell’edificio devastandoli. In seguito agli scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine ci sono stati tre vittime e 1.049 feriti. Sei membri della rappresentanza diplomatica, rimasti asserragliati all’interno dell’ambasciata, sono stati tratti in salvo dalle forze speciali dell’esercito israeliano. Secondo il premier israeliano Netanyahu si è trattato di un «incidente serio» e una «grave offesa». Nel frattempo, l’ambasciatore e il suo staff sono tornati in patria. I contatti diplomatici saranno tenuti dal console israeliano delegato agli Affari di Stato. L’attacco si è scatenato dopo che le autorità del Paese hanno deciso di erigere un muro in difesa della rappresentanza diplomatica. La costruzione è stata vista come un oltraggio dopo che 5 guardie di frontiera del Paese sono state uccise nel corso di un’operazione dell’esercito di Israele, al confine tra i due stati. L’idea di chi ha manifestato è che l’Egitto dovrebbe espellere l’ambasciatore israeliano e ritirare il proprio, seguendo le orme della Turchia. Nel frattempo, il premier israeliano ha chiamato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, chiedendogli appoggio e sostegno. Obama, dal canto suo, ha invitato l’Egitto a garantire la sicurezza delle ambasciate. Il ministro dell’Interno egiziano, in tutta risposta, ha instaurato lo stato d’allerta. E’ stata convocata una riunione d’urgenza congiunta tra il Consiglio dei ministri e l’alto Consiglio delle Forze armate per stabilire come affrontare la situazione. E’ stato comunicato che sarà applicata ogni articolo della legge d'emergenza in vigore da 30 anni che, tra le altre misure, prevede il divieto di assembramento. Il premier egiziano Essam Sharaf, aveva presentato, assieme ai ministri del suo governo, le dimissioni per non aver saputo gestire le proteste. Il consiglio militare, tuttavia, le ha respinte. A Tel Aviv, nel frattempo, presso la sede del ministero degli Esteri è stata attivata un’unità di crisi. Secondo Tzipi Livni, ex ministro degli esteri e leader di Kadima, partito di centro, benché l’attacco rappresenti un 1un grave incidente» il trattato di pace del 1979, il primo sottoscritto da uno stato arabo, «deve essere mantenuto, a dispetto di una folla rabbiosa di strada».