BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

11 SETTEMBRE/ Jean: i terroristi possono ancora colpire. Ma i nostri servizi glielo impediranno

Pubblicazione:domenica 11 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 12 settembre 2011, 0.12

Foto Ansa Foto Ansa

Esattamente dieci anni fa il terrorismo di matrice islamica dichiarava guerra al mondo, colpendo le Torri Gemelle. Poco dopo, l’America e il mondo  occidentale rispondevano all’attacco, inaugurando, invischiandosi  in una guerra anomala, con nemici sconosciuti e invisibili, presenti, potenzialmente, in ogni Nazione del mondo. Chi ha vinto? «Il terrorismo non può essere vinto è un fenomeno strutturale ad ogni società, in ogni periodo. Ciò che, invece, è stato vinto dall’occidente è il grande terrorismo transnazionale; quello dotato di ingenti capitali, capacità tecniche, uomini addestrati e in grado di concepire un attacco come quello alle Torri», spiega, interpellato da ilSussidiario.net Carlo Jean, ex generale ed esperto di strategia militare. Mentre l’America celebra i suoi morti, a Ground Zero, dove un tempo sorgevano le Twin Towers, ci si domanda se le nostre strade, le nostre case e le nostre chiese, i posti dove lavoriamo e in cui scorre la nostra esistenza siano al riparo da una ferocia analoga. Per rispondere, sono necessarie alcune premesse: «Al Qaeda è stata, in qualche modo, battuta – dice Jean -. Attualmente l’organizzazione si è frantumata in una serie di componenti ragionali. Al-Qaeda Organization in the Islamic Maghreb, ad esempio si è ridotta a 500 combattenti circa; stanno sorgendo, tuttavia, nuovi movimenti come le Corti somale o nigeriane». Ma la differenza rispetto al modello di stampo mondiale è evidente: «non interessa loro coinvolgere l’Occidente, hanno obiettivi limitati, di carattere locale, nazionale ed etnico. Spesso esprimono la frustrazione nei confronti di governi ritenuti eccessivamente laici». Lo scenario, quindi, rispetto a dieci anni fa è profondamente cambiato. In Italia, tuttavia, il pericolo attentati non è scongiurato del tutto. «Non è detto che terroristi singoli, i cosiddetti lupi solitari,  o i terroristi “dagli occhi azzurri”, gli europei che si sono convertiti all’islam radicale non possano provocare degli attentati, magari durante una partita di calcio». Il pensiero, corre subito a Breivik, il 32enne filonazista che riuscì, a distanza di poche ore, a compiere ben due stragi. E a sparare, indisturbato, per 90 minuti sui giovani laburisti dell’isola di Utoya. «Non c’è paragone – spiega Jean -, i nostri poliziotti e carabinieri sarebbero stati estremamente più reattivi. I nostri servizi di intelligence, inoltre, stanno facendo un lavoro eccellente: hanno infiltrati, controllano le comunicazioni, dei cellulari e delle mail, e si avvalgono della collaborazione di carattere internazionale».


  PAG. SUCC. >