BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

11 SETTEMBRE/ Jean: i terroristi possono ancora colpire. Ma i nostri servizi glielo impediranno

L’Italia, a dieci anni dall’attacco agli Usa e dall’inizio della lotta al terrorismo, rischia di subire attentati? CARLO JEAN spiega quale sia il livello effettivo di allerta

Foto AnsaFoto Ansa

Esattamente dieci anni fa il terrorismo di matrice islamica dichiarava guerra al mondo, colpendo le Torri Gemelle. Poco dopo, l’America e il mondo  occidentale rispondevano all’attacco, inaugurando, invischiandosi  in una guerra anomala, con nemici sconosciuti e invisibili, presenti, potenzialmente, in ogni Nazione del mondo. Chi ha vinto? «Il terrorismo non può essere vinto è un fenomeno strutturale ad ogni società, in ogni periodo. Ciò che, invece, è stato vinto dall’occidente è il grande terrorismo transnazionale; quello dotato di ingenti capitali, capacità tecniche, uomini addestrati e in grado di concepire un attacco come quello alle Torri», spiega, interpellato da ilSussidiario.net Carlo Jean, ex generale ed esperto di strategia militare. Mentre l’America celebra i suoi morti, a Ground Zero, dove un tempo sorgevano le Twin Towers, ci si domanda se le nostre strade, le nostre case e le nostre chiese, i posti dove lavoriamo e in cui scorre la nostra esistenza siano al riparo da una ferocia analoga. Per rispondere, sono necessarie alcune premesse: «Al Qaeda è stata, in qualche modo, battuta – dice Jean -. Attualmente l’organizzazione si è frantumata in una serie di componenti ragionali. Al-Qaeda Organization in the Islamic Maghreb, ad esempio si è ridotta a 500 combattenti circa; stanno sorgendo, tuttavia, nuovi movimenti come le Corti somale o nigeriane». Ma la differenza rispetto al modello di stampo mondiale è evidente: «non interessa loro coinvolgere l’Occidente, hanno obiettivi limitati, di carattere locale, nazionale ed etnico. Spesso esprimono la frustrazione nei confronti di governi ritenuti eccessivamente laici». Lo scenario, quindi, rispetto a dieci anni fa è profondamente cambiato. In Italia, tuttavia, il pericolo attentati non è scongiurato del tutto. «Non è detto che terroristi singoli, i cosiddetti lupi solitari,  o i terroristi “dagli occhi azzurri”, gli europei che si sono convertiti all’islam radicale non possano provocare degli attentati, magari durante una partita di calcio». Il pensiero, corre subito a Breivik, il 32enne filonazista che riuscì, a distanza di poche ore, a compiere ben due stragi. E a sparare, indisturbato, per 90 minuti sui giovani laburisti dell’isola di Utoya. «Non c’è paragone – spiega Jean -, i nostri poliziotti e carabinieri sarebbero stati estremamente più reattivi. I nostri servizi di intelligence, inoltre, stanno facendo un lavoro eccellente: hanno infiltrati, controllano le comunicazioni, dei cellulari e delle mail, e si avvalgono della collaborazione di carattere internazionale».