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INCIDENTE NUCLEARE IN FRANCIA/ Giuliacci: il vento soffia verso l'Italia, se ci fosse una fuga ci sarebbero dei rischi

Un’esplosione è avvenuta in un forno della centrale nucleare di Marcoule, nel sud della Francia, che dista poco meno di 200 chilometri dall'Italia. Il commento di ANDREA GIULIACCI

La sala di controllo del reattore numero 2 di Fukushima (Foto Ansa)La sala di controllo del reattore numero 2 di Fukushima (Foto Ansa)

Un’esplosione è avvenuta in un forno della centrale nucleare di Marcoule, nella Linguadoca-Rossiglione, nel sud della Francia, che dista poco meno di 200 chilometri da Argentera, il comune italiano più vicino, in provincia di Cuneo, mentre in linea d’aria Ventimiglia dista 242 chilometri. L’esplosione, che sarebbe avvenuta a seguito di un incendio in un sito di trattamento di scorie nucleari, ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre tre, di cui una in modo molto grave, e ora è alto il rischio di fuga radioattiva. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per creare un perimetro di sicurezza e contenere così eventuali perdite, ma ancora non è chiara la gravità dell’incidente. Un portavoce della Commissione per l’Energia Atomica ha fatto comunque sapere che in questo momento non vi è rilascio verso l’esterno e che l’incidente è avvenuto nel sito Centraco della società Socodei, controllata dal gruppo Edf. La centrale nucleare di Marcoule, la prima entrata in funzione in Francia nel 1955, è formata da tre reattori Ungg (la versione francese del Magnox inglese) e da un prototipo del reattore autofertilizzante Phenix, e fa parte del più ampio sito nucleare industriale gestito da Areva e dal Cea.  Ancora non si conoscono gli eventuali rischi per il nostro Paese, ma il Dipartimento della Protezione civile sta collaborando con l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e con i Vigili del fuoco per monitorare la situazione a seguito dell’esplosione. IlSussidiario.net ha contattato il noto meteorologo e climatologo Andrea Giuliacci, che spiega quali potrebbero essere i rischi per l’Italia: «Purtroppo oggi le correnti spingono proprio da quelle zone verso i margini della nostra Penisola e verso i nostri mari a Ovest, quindi se dovesse esserci una fuga radioattiva in effetti non siamo poi così lontani. I rischi legati al materiale radioattivo li conosciamo tutti: l’incendio all’interno della centrale nucleare produce delle polveri radioattive che vengono immesse nell’atmosfera e, trascinate dalle correnti, possono arrivare anche sul nostro Pese. Il rischio è quello di inalare queste polveri, che in quanto radioattive sono nocive per l’organismo. Inoltre possono anche depositarsi al suolo, contaminarlo, e per esempio essere assorbite dai vegetali. Anche anni dopo l’esplosione della centrale di Cernobyl, soprattutto sul triangolo Lariano, andando a misurare il contenuto di radioattività delle piante e dei vegetali, si trovavano valori al di sopra del normale, perché questo materiale ci mette decenni per scomparire». Giuliacci spiega che è comunque necessario capire se ci sia stato un incendio, “perché l’aria calda, come anche il fumo e le polveri, sono più leggeri dell’aria circostante e quindi tendono a salire verso l’alto. E se raggiungono quote di qualche migliaio di metri vengono agganciate dalle correnti che scorrono nella media atmosfera, e possono quindi viaggiare anche per centinaia di chilometri. E come già detto, oggi le correnti tendono a scorrere da quelle zone verso l’Italia, o quantomeno verso i margini della Penisola, e se ci saranno fuoriuscite importanti di materiale radioattivo il rischio che qualcosa arrivi sul nostro Paese è molto alto”.