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PAKISTAN/ Islamabad, i cristiani chiusi nel ghetto della "colonia francese"

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Cristiani nelle vie di Islamabad  Cristiani nelle vie di Islamabad

Un muro di cinta, proprio come accadeva negli antichi ghetti ebraici, per sperare i cristiani dal resto dei pachistani. Succede a Islamabad, nella cosiddetta "colonia francese", un insieme di circa seicento abitazioni malmesse e molto piccole dove vivono i cristiani anche sette persone in una sola stanza  e in condizioni igieniche pessime. Viene chiamata "colonia francese" perché un tempo in questa zona sorgeva l'ambasciata di Francia. Un muro di cinta poi nasconde il tutto al resto degli abitanti, costruito dai musulmani affinché questi non debbano vedere i cristiani. Per entrare e uscire dal ghetto una porta principale, e altri ingressi minori che però non vengono quasi mai usati. E' un'usanza tipica pachistana che ricorda quella analoga dell'India: quando dei contadini arrivano in città dalla campagna vengono mandati a vivere in zone riservate in modo che non si mescolino con le persone più agiate.  I residenti del ghetto hanno provato più volte a denunciare la situazione alle autorità competenti, senza ricevere alcun ascolto. Adesso, nella disperazione, arriva una possibilità di riscatto. Si tratta di un progetto educativo a cura della Masihi Foundation: un centro scolastico per i bambini del ghetto che offre loro libri di scuola gratuitii e quant'altro per ottenere un minimo di livello educativo. Questo è il primo esempio di scolarizzazione avviato in un insediamento cristiano e quindi la possibilità di un riscatto per i bambini di fede cristiana. Ma non sarà facile. Intanto i cristiani della colonia francese vivono in condizioni disumane, di sovraffollamento, senza diritti di proprietà e privati di condizioni elementari come l'acqua potabile. Tutte le promesse fatte dai governi pachistani sono caduti nel vuoto, a partire dalla metà degli anni 80 quando il regime del generale Zia-ul-Haq ha avviato un progressivo programma di islamizzazione del Paese, con autentiche persecuzioni nei confronti dei cristiani. La speranza è dunque che l'iniziativa della Masihi Foundation sia davvero un punto di svolta.



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