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11 SETTEMBRE/ Al Qaeda: la primavera araba è la sconfitta degli Usa

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Al Zawahri  Al Zawahri

C’è Al Qaeda dietro la cacciata di Mubarak, il rovesciamento del regime tunisino, i disordini in Siria e la guerra civile contro Gheddafi? Il sospetto era stato sollevato da più parti. Soprattutto in quest’ultimo caso. Il Colonnello, ma a nessuno era parso attendibile, lo aveva detto esplicitamente. Ora, ad alimentare i dubbi, arriva un messaggio di Al Qaeda stessa, l’organizzazione terroristica con, un tempo, a capo Bin Laden. A farsi vivo, in occasione dell’anniversario dell’11 settembre, è stato l’attuale comandante dell’associazione estremista islamica, Ayman al Zawahiri. A darne notizia è stato il centro americano di sorveglianza dei siti islamici. Il filmato dura 62 minuti, si intitola «L'alba di una vittoria imminente», ed è stato trasmesso da As-Sahab, casa di produzione e diffusione ritenuta dagli Usa il principale veicolo dei messaggi dei capi di Al Qaeda dal 2001 ad oggi.  Nel video al Zawahiri auspica che le rivoluzioni nei paesi arabi possano portare all’instaurazione di governi autenticamente fondati sull’islam, dove la Sharia, la fonte di legislazione universale fondata sul Corano, sia effettivamente applicata alla lettera. Secondo il medico egiziano le insurrezioni di questi mesi sono, anzitutto, una sconfitta per gli Stati Uniti «La primavera araba – ha detto - rappresenta l'inverno per gli Stati Uniti». Passando all’analisi degli equilibri attuali nella lotta tra occidente e terrorismo, si è detto convinto che l’ago della bilancia propenda in favore di quest’ultimo. Dalla caduta delle Torri – che Al Zawari attribuisce al movimento di cui è a capo – l’America avrebbe subito 4 sconfitte. Oltre all’11/9 annovera tra queste anche la sconfitta in Iraq, quella in Afghanistan e le attuali rivolte nei paesi arabi. Vengono mostrate anche alcune riprese di Bin Laden, le stesse che gli americani trovarono nel covo ad Abbotabad, in Pakistan, dove lo uccisero il 2 maggio scorso. Per la prima volta si sente anche il sonoro. Il defunto numero uno di Al Qaeda avverte gli americani, mettendogli in guardia sul rischio di cadere schiavi del capitale finanziario ebraico e delle grandi multinazionali.



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