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11 SETTEMBRE/ Quel filo rosso che ci lega alle Torri gemelle

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Non a caso, il XX secolo è stato quello dei genocidi: degli armeni, degli ebrei, dei contadini russi, dei cambogiani e anche, su un altro livello, quello che Pasolini ha chiamato il “genocidio degli italiani”, l’omologazione culturale. La caduta del comunismo, nel ‘89, ha provocato un’illusione. Tornò l’ottimismo ingenuo. Alcuni liberali proclamarono che la storia era finita. Con la fine delle ideologie, la “mano invisibile” del mercato (diventato poi globale), avrebbe dato alla libertà mondiale quel che le mancava per essere perfetta.

Era, chiaramente, una libertà senza verità. Ma la caduta delle Torri Gemelle è tornata a mettere il rapporto tra l’una e l’altra sul tappeto della storia, in un modo tragico, abominevole, perché i terroristi hanno affermato una verità che disprezza la libertà. Dieci anni dopo sono stati raggiunti dei successi nella lotta contro il terrorismo, sebbene vi siano stati errori clamorosi, come la guerra in Iraq. La diffusione del jihadismo, nonostante la debolezza di Al Qaeda, continua a richiedere una risposta militare, geostrategica, ma soprattutto culturale.

La libertà senza verità, il relativismo, si è già dimostrato incapace di affrontare la sfida del fondamentalismo, di quella verità senza storia e senza un soggetto che sfida l’Occidente e i paesi a maggioranza musulmana. Ma abbiamo anche avuto l’opportunità di vedere come è inutile, sul fronte dei “buoni” - anche se su un piano molto differente -, un riarmo morale che non fa i conti con il filo rosso, con il desiderio di soddisfazione che portava le vittime dell’11 settembre e tutti noi ad alzarci al mattino. La verità è tale proprio perché attrae, perché seduce la libertà, perché “resiste” alla prova del desiderio.

Lo sguardo di Dio di cui parla Benedetto XVI non è una metafora. È la modalità che ha la Verità per farsi conoscere. Così attento, così sollecito, così dipendente dalla libertà dell’uomo, che si è fatto carne. Tutta la potenza della Verità era 2.000 anni fa negli occhi di un uomo. Nel sul modo di guardare i passeri, le prostitute...

Alcuni anni fa, Luigi Giussani ha spiegato che i cristiani erano stati scelti per portare al mondo lo sguardo di questo uomo, Gesù di Nazareth. Uno sguardo che riflette, rispetta, afferma come nessun altro tutto l’umano che c’era quella mattina nel cuore delle 2.981 vittime dell’11 settembre e che c’è ora nel nostro. Con questo sguardo si costruisce la storia.



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