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11 SETTEMBRE/ Quel filo rosso che ci lega alle Torri gemelle

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Gordon Aamoth, Arlene Babakitis, Neptali Cabezas, Lillian Caceres, John D’Allara, Joseph Eacobacci... e altre 2.974 persone dieci anni fa si alzarono presto per andare al lavoro. Non è difficile immaginare quali furono i loro primi pensieri, l’impeto o la stanchezza che dominava il loro animo, il desiderio di raggiungere i loro obiettivi, le frustrazioni, l’entusiasmo dell’amore trovato o la delusione, l’ultima litigata, l’ultima carezza affettuosa... la vita nella sua pulsione più concreta, questo tessuto che ci è così familiare in cui domina, in modo cosciente o incosciente, un filo rosso: il desiderio di soddisfazione. Ore più tardi, tutti loro hanno incontrato la morte nelle Torri Gemelle, in Pennsylvania o a Washington.

Sabato scorso, Benedetto XVI ha inviato all’Arcivescovo di New York una lettera in occasione del decimo anniversario degli attentati. Il Papa, che ha pregato a Ground Zero nel 2008, ha scritto in questa missiva che “nessuna circostanza può mai giustificare atti di terrorismo” e ha denunciato il fatto che la tragedia, in questo caso, è stata aggravata “dalla rivendicazione dei suoi autori di agire in nome di Dio”. E ha aggiunto: “Ogni vita umana è preziosa allo sguardo di Dio e non bisognerebbe lesinare alcuno sforzo nel tentativo di promuovere nel mondo un rispetto autentico per i diritti inalienabili”.

A molti l’affermazione sullo sguardo di Dio può sembrare una considerazione spirituale, un buon pensiero in ogni caso, ma con scarsa incidenza storica. L’11 settembre è arrivato all’inizio del secolo. Alle sue spalle è stato lasciato definitivamente il cosiddetto “secolo breve”, cominciato con la Prima guerra mondiale e la Rivoluzione d'Ottobre in Russia. Tanto un evento come l’altro rappresentano un cambiamento storico di prima grandezza.

Dopo il pacifico XIX secolo, sono nati i sistemi ideologici grazie al controllo di una tecnologia militare e di alcuni apparati statali di una potenza fin ad allora sconosciuta. Tutto questo ha provocato una crescente tendenza a sminuire il valore della persona. Più tardi, come avrebbe denunciato Pasolini, la società del consumo ha accelerato la distruzione della cultura popolare e l’individuo è rimasto, senza legami, in balia dei nuovi poteri.



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