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SCENARI/ Qual è il vero scopo del viaggio di Erdogan in Egitto Tunisia e Libia?

Il primo ministro turco Erdogan (Imagoeconomica) Il primo ministro turco Erdogan (Imagoeconomica)

Il suo viaggio in Egitto, Tunisia e Libia ne è la logica conseguenza: la testimonianza non di un riallineamento passeggero dettato dalle circostanze (alcuni sostengono - precipitosamente - in funzione “anti-israeliana”), ma di un mutamento strutturale approfittando del quale la Turchia - potenza regionale, attore globale - vuol recitare un ruolo da assoluta protagonista.

Gli appuntamenti nell'agenda del premier turco sono tutti ai massimi livelli. Ieri è stato accolto all'aeroporto dal primo ministro Essam Sharaf e da una folla festante; ha poi incontrato Mohamed Hussein Tantawi, presidente del Consiglio supremo delle forze armate e ministro della difesa, per la firma del trattato che istituisce l'Alto consiglio di cooperazione strategica tra i due paesi e una serie di altri accordi in campo economico e culturale. Oggi invece parteciperà - con un atteso discorso - al consiglio dei ministri della Lega araba e avrà un colloquio con il Segretario generale Nabil al-Arabi; poi s'intratterrà con alcuni leader politici e religiosi, oltre che col presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas (parleranno del voto dell'Onu sul riconoscimento dello stato di Palestina, la Turchia ne è forse il maggior sponsor): mentre l'ipotizzata - e potenzialmente incendiaria - visita a Gaza rimarrà in sospeso. Domani sarà la volta della Tunisia: per conversazioni con il presidente provvisorio Fouad M'Bazaa, col primo ministro Beji Caid Essebsi, coi rappresentanti dei più importanti partiti; e infine la Libia: dove discuterà principalmente col presidente del Consiglio nazionale di transizione di come la Turchia vuole e potrà partecipare alla ricostruzione - istituzionale ed economica - del dopo Gheddafi.

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