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IL CASO/ 1. Martina e quel rapimento che fa a pugni con la democrazia

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Benvenuti nella primavera araba, mi verrebbe da dire. Perché di questa pseudo-lotta per la democrazia, iniziata non si capisce come e terminata invece in modo assai chiaro, ormai non si hanno più notizie tali da farne parlare positivamente, ma solo in maniera pesantemente negativa.

La Tunisia aveva dato il via alle danze, cacciando di gran carriera Ben Alì e facendo credere a tutto il mondo che i giovani avrebbero guidato il Paese, con le loro legittime ambizioni di futuro. Che le donne avrebbero continuato a essere libere, magari anche di più che non sotto Ben Alì. Che l’integralismo non avrebbe avuto nulla a che fare con le rivolte in atto. E invece l’amara sorpresa per alcuni è stata grande.

Il sospetto, almeno in chi come me conosce quel mondo da vicino, c’era ed era profondo, ma la speranza lo ha spesso sorpassato, nell’attesa della svolta vera. Decisiva verso la democrazia nel mondo arabo. E invece no, l’estremismo, che ha avuto un ruolo preponderante nell’azionare la rivolta e nel dirigerla verso di sé, lì ha vinto la sua battaglia. E lo si capisce anche da eventi che toccano il nostro Paese da vicino.

In questi giorni molto si è parlato della piccola Martina, rapita dal padre tunisino e scomparsa nel nulla. Il padre non ha ancora l’affidamento, ma in Tunisia a breve lo avrà e in quel momento potremo dire addio a qualsiasi possibilità di rivedere la bambina. Ma non è il solo caso di cui abbiamo notizia. L’Acmid, tramite il Telefono Verde “Mai più sola”, ha ricevuto solo quest’estate altre sei segnalazioni di rapimento di minore da parte di padri tunisini, senza che le sollecitazioni nei confronti delle autorità tunisine abbiano portato ad alcun risultato.

Cosa dobbiamo dedurre da queste vicende? Solo una cosa, a mio parere, che la Tunisia in questo ambito non è un partner internazionale affidabile, anzi. L’arrivo della primavera araba ha fatalmente peggiorato le cose e oggi, paradossalmente, strappare una bambina italiana dalle mani di un padre che l’ha portata via da casa, è quasi impossibile. C’è un problema politico. Chiaro ed evidente, soprattutto per quanto riguarda la questione della sottrazione dei minori, in cui la Tunisia certo non brilla per correttezza, visto che non è nemmeno firmataria della Convenzione dell’Aja del 1980 che regola queste vicende.


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