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SCENARI/ Così Erdogan e i Fratelli musulmani si "contendono" l’Egitto

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Recep Tayyip Erdogan (Foto Ansa)  Recep Tayyip Erdogan (Foto Ansa)

Certo questa può essere vista come una lettura più ottimistica del ruolo di Erdogan, ma ciò non toglie che permane tutta la forte polemica anti israeliana che sta destabilizzando l’area e che è probabilmente legata non tanto alla retorica dell’onore ferito e delle scuse richieste per Gaza, quanto a interessi concreti come lo sfruttamento del grande giacimento sottomarino di gas scoperto recentemente al largo dell’isola di Cipro e di Israele. La Turchia afferma di essere il più grande paese del Mediterraneo orientale, pretende di avere voce in capitolo e per questo minaccia di inviare navi armate a scortare quelle che portano aiuti umanitari a Gaza: in realtà, questo può essere tradotto come un’intenzione di voler entrare attivamente nella questione del gas sottomarino».

Francesco Battistini spiega poi la situazione dell’Egitto, «un paese sospeso, che aspetta elezioni rinviate puntualmente per la forte componente dei Fratelli musulmani. Nel Parlamento di Mubarak, pur essendo fuorilegge, erano autorizzati all’elezione di 80 deputati, mentre ora la loro forza è incredibilmente salita, grazie alla vincente strategia di questi ultimi mesi, cioè stare due passi indietro rispetto alla rivoluzione in piazza Tahrir: ora presentano il conto e le piazze in Egitto sono ancora controllate da loro».

Infine Battistini commenta le mosse di Erdogan e le sue possibilità future, spiegando che in questo momento «cavalca il fatto di essere stato in qualche modo messo alla porta dall’Europa che ha spinto da tempo la Turchia a cercare le sue alleanze altrove. Questo può rappresentare anche un elemento non totalmente negativo, ma solo se Erdogan riesce a giocare questo ruolo di catalizzatore delle forze islamiche moderate. Le rivoluzioni arabe ci hanno insegnato che l’Islam radicale è almeno al momento fuori dai giochi ed è quindi giusto che in questa assenza di leader uno come Erdogan, con la sua storia di laicità, possa in qualche modo diventare il nuovo leader e fare un piacere all’Occidente costruendo e coalizzando le forze più moderate».

 

(Claudio Perlini)   



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