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SCENARI/ Osama Habashy (scrittore): vi spiego che cosa succederà in Egitto e in Siria

Pubblicazione:venerdì 2 settembre 2011

Manifestanti con una foto di Mohamed Bouazizi Manifestanti con una foto di Mohamed Bouazizi

“Vi rivelo che cosa accadrà nelle prossime settimane in Egitto e in Siria”. Lo scrittore egiziano Obama Habashy spiega qual è il futuro della Primavera araba a partire dal suo Paese, che in ottobre dovrà affrontare le elezioni parlamentari e presidenziali. Un momento cruciale, che vede sfidarsi i partiti liberali contro quelli legati a Fratelli musulmani e salafiti. Ma per Habashy anche la Siria è a un punto di svolta, ed entro due settimane si giocherà il futuro di Bashar Assad. Autore del romanzo “La stagione triste della farfalla”, lo scrittore ha da poco fatto uscire “Cristo senza Torah”, dedicato a Mohamed Bouazizi, il tunisino che dandosi fuoco ha iniziato tutte le rivolte nel mondo arabo. Habashy inoltre ha già iniziato a scrivere un libro sui Fratelli musulmani algerini degli anni ’90: un monito ai suoi concittadini, per fare comprendere loro che cosa accadrà se alle prossime elezioni dovessero vincere i fondamentalisti.

 

Habashy, come valuta il processo politico in corso in Egitto?

 

Lo ritengo positivo, ma lentissimo. Dopo tutti questi anni in cui il nostro popolo è rimasto nell’oscurità, non è possibile cambiare il sistema da un giorno all’altro. L’esercito ha governato il Paese per 50 anni, e continua ancora a farlo. Dall’altra parte ci sono i Fratelli musulmani e i salafiti, ma anche altri partiti come quello di Baradei, e ciascuno non fa altro che perseguire i suoi interessi. Mentre il popolo egiziano ha ancora bisogno di una lunga educazione. Nonostante le difficoltà, c’è però una speranza per il futuro: basta vedere Mubarak davanti ai giudici, che è un ammonimento per tutti i presidenti che verranno dopo di lui. Ma è illusorio pensare che la rivoluzione sia non dico compiuta, ma anche solo a metà strada: finora è proprio agli inizi. E per usare una metafora chi governa oggi l’Egitto è come l’autista di una macchina il cui motore si è fuso e che si illude di riuscire a farla ripartire cambiando le ruote: mentre è indispensabile comprarne una nuova.

 

L’Egitto è ancora molto instabile, e nessuno sa se vinceranno i liberali o i fondamentalisti. Lei che cosa prevede che accadrà, a partire da quello che ha visto in questi mesi al Cairo?


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