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SCENARI/ Le nuove mosse di Erdogan per prendersi il Mediterraneo

Pubblicazione:martedì 20 settembre 2011

Erdogan durante la vistia in Libia (Ansa) Erdogan durante la vistia in Libia (Ansa)

Da questo punto di vista il viaggio di Erdoğan non deve essere visto come un “tour dell’odio”, con lo scopo precipuo di isolare Israele diventato nemico e spauracchio: anche se il nuovo Medio oriente potrà nascere - nella visione turca - solo da una soluzione equa della questione palestinese, fondata sul diritto e non più sulla prepotenza. Il premier di Ankara, lungi dall’imboccare scorciatoie retoricamente virulente, ha infatti impostato il suo appello a sostegno della Palestina che vuole farsi Stato - indirizzato ai ministri degli esteri della Lega araba riuniti al Cairo, e applauditissimo - in termini propositivi: unità e cooperazione arabo-turca, la bandiera della Palestina come “simbolo di pace e di giustizia”; mentre Israele è stata invitata ad agire “con ragionevolezza, con responsabilità, con rispetto per i diritti umani” e ad accettare le condizioni della Turchia per la normalizzazione dei rapporti bilaterali (scuse e risarcimenti per l’eccidio della Mavi Marmara, fine del blocco di Gaza): altrimenti rischia un perenne isolamento, perché le posizioni del suo attuale governo - secondo Erdoğan - sono incompatibili col Medio oriente che si è ribellato ai dittatori.

In Egitto, è stato firmato un protocollo che istituisce l’Alto consiglio di cooperazione strategica tra i due paesi, per dare continuità e solidità alla neonata partnership; sono stati firmati accordi tra i governi in materia culturale ed economica, tra cui spicca quello per le esplorazioni petrolifere congiunte nel Mediterraneo orientale; sono stati firmati numerosi contratti dagli imprenditori (di ogni settore, anche di grandi imprese) al seguito. L’obiettivo dichiarato: sfruttare l’accordo di libero scambio già esistente per moltiplicare le transazioni in volume e in valore, per incentivare gli investimenti turchi.

Al Cairo Erdoğan ha invitato a più riprese tutti i paesi mediorientali - soprattutto in un discorso all’Opera, poi nel corso di un’intervista televisiva - ad adottare modelli costituzionali secolari, inclusivi, laici ma non laicisti: attraverso i quali assicurare diritti e libertà fondamentali anche alle minoranze etniche e religiose. C’è stata qualche polemica con la vecchia guardia dei Fratelli musulmani, molti osservatori occidentali sono rimasti spiazzati. In effetti, il progetto politico dell’Akp è stato fino a oggi spiegato in modo approssimativo dal sistema mediatico internazionale e anche italiano, lo stesso Erdoğan è stato presentato anche alla vigilia delle ultime elezioni come leader islamista e/o autocratico: ma nonostante la cattiva stampa, i giudizi dei governi italiani degli ultimi quindici anni - ulivisti o berlusconiani - e di molti altri paesi europei - eccezion fatta per la Francia, la Germania e l’Austria - sono stati tradizionalmente positivi e fattivamente incoraggianti per la Turchia in Europa.


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