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SCENARI/ Le nuove mosse di Erdogan per prendersi il Mediterraneo

Pubblicazione:martedì 20 settembre 2011

Erdogan durante la vistia in Libia (Ansa) Erdogan durante la vistia in Libia (Ansa)

Primavera araba, autunno turco. Il viaggio del primo ministro Recep Tayyip Erdogan in Egitto, Tunisia e Libia è servito a rivendicare per la Turchia un ruolo di leadership nella fase più delicata del processo di trasformazione in atto in Medio oriente: quella ulteriore e indispensabile della rifondazione istituzionale e del rilancio economico. Una leadership consacrata dalla notevole popolarità e dall’intraprendenza politica del premier, resa quasi automatica dall’assenza di rivali regionali; una leadership legittimata dagli apprezzamenti diffusi per un “modello turco” elettoralmente vincente, perché il Partito della giustizia e dello sviluppo guidato da Erdogan, l’Akp, ha vinto tre elezioni di fila con aumenti costanti nei consensi, fino a sfiorare il 50 percento il 12 giugno 2011.

I capisaldi di questo modello sono la creazione di un sistema politico - che verrà presto formalizzato in una nuova costituzione - pienamente democratico, laico ma non ostile alle manifestazioni di fede degli individui; alti tassi di crescita (+8,8% nel secondo trimestre del 2011) con conti pubblici in ordine, diminuzione della disoccupazione e capacità di penetrazione sui mercati esteri (anche con progetti infrastrutturali e prodotti ad alto valore aggiunto) - anche se destano preoccupazione lo squilibrio strutturale della bilancia dei pagamenti, il deprezzamento della lira turca facilitato dalla politica dei bassi tassi d’interesse praticata dalla Banca centrale, una recrudescenza inflazionistica negli ultimi mesi; una politica estera fondata sulla cooperazione e l’integrazione, che ha come priorità l’ingresso a pieno titolo nell’Unione europea (dopo le elezioni di giugno, è stato finalmente creato un ministero per gli affari europei). Ankara ha istituito anche formule di cooperazione politica ed economica con tutti i vicini, dai Balcani all’Africa settentrionale, nonostante siano sempre più tesi - almeno in questa fase - i rapporti con l’Armenia, con la Repubblica di Cipro e soprattutto con Israele.

Un modello proposto come “fonte d’ispirazione”, da adattare liberamente a diversi contesti socio-politici. Gli esiti attesi dal governo turco - lo ha confidato direttamente su twitter il consigliere del premier Ibrahim Kalin durante la tappa libica - sono epocali: “un nuovo mondo arabo, un nuovo Medio oriente è destinato a emergere. Sarà basato sulla giustizia e la libertà, e questo sarà un bene per il mondo”.


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